Il mare Mediterraneo è ancora nel ’500 fondamentale via di comunicazione e di scambio commerciale e oggetto di contese per il predominio, ma sono le grandi navigazioni oceaniche, le conseguenti scoperte geografiche e le spedizioni di conquista delle nuove terre a caratterizzare il XVI secolo, che è anche il periodo in cui si diffonde il libro a stampa.
Qui si espongono due esemplari di grande interesse: il Libro di Benedetto Bordone nel qual si ragiona di tutte l’isole del mondo con li lor nomi antichi e moderni, stampato a Venezia nel 1528, esempio illustre del genere degli isolari, e un atlante nautico stampato a fine secolo ad Amsterdam, la Description de la Mer Mediterranee del pilota Guillaume Bernard.
Il mare e le navi sono protagonisti anche del manoscritto degli inizi del XVII secolo opera di Robert Dudley, navigatore, ingegnere navale e cartografo al servizio dei Medici, che introduce il tema della politica commerciale e della potenza navale della Toscana.
A completamento delle tipologie di edizioni antiche del settore, ma anche del percorso ideale del viaggiatore, si mostrano il Theatrum orbis terrarum di Abraham Ortelius, che è considerato il primo atlante moderno, e l’Harmonia macrocosmica di Andreas Cellarius, opera che richiama l’orizzonte del navigante ritraendo il cielo e le costellazioni.
I volumi a stampa fanno parte della sezione geografica della collezione della Biblioteca Umanistica. Gli studi geografici poterono contare nell’Istituto di Studi Superiori su figure di particolare valore: agli esordi Bartolomeo Malfatti, poi Giovanni Marinelli e il figlio Olinto, che contribuirono in modo decisivo all’evoluzione della disciplina e resero Firenze un punto di riferimento, con l’organizzazione di due congressi internazionali e la fondazione della Società di Studi Geografici. I volumi e le carte della società sono confluiti nella collezione dell’Umanistica, che conserva anche il Fondo Marinelli, costituito dalla ricca collezione privata dei due geografi.






