La Biblioteca al tempo di Roberto Papini

Roberto Papini ritratto da Dante Bini, Fondo Roberto PapiniRoberto Papini imprime un nuovo impulso allo sviluppo della biblioteca, iniziando fin dal 1945 ad attivarsi  per l'ampliamento della collezione, in particolare dei periodici, con la ripresa degli abbonamenti alle riviste italiane e straniere di architettura, la cui pubblicazione era stata interrotta durante gli anni della guerra. Tuttavia non trascura neppure l'acquisto delle monografie, riprendendo la consueta attività della presa in visione con librerie quali Seeber, Caldini, Le Monnier, Beltrami, Sansoni, Cedam, anche grazie alle crescita delle dotazioni.

Per l'anno 1945-1946, scrive il bibliotecario Borelli a Papini nell'agosto del 1946, la dotazione verrà triplicata: si passa dalle 20.000 lire previste a 60.000 lire; poi lo stesso Borelli comunicherà, nel dicembre 1946, che verrà addirittura quintuplicata per un totale di L. 197.917,80. Nel 1947-1948 la dotazione verrà arrotondata a L. 200.000 e la stessa cifra riassegnata negli anni successivi fino al 1950, oltre ai contributi degli studenti (1947 L. 54.000; 1948 L. 114.700; 1949 L. 114.000; 1950 L. 120.000). Negli anni della gestione Papini l'incremento patrimoniale passa da L. 114.512,60 (a.a. 1944-1945) a L. 2.147.050,10 (a.a. 1951-1952) e la collezione risulta accresciuta di 451 monografie.

Un documento dattiloscritto non datato riporta che i libri erano disposti per formato e distribuiti in circa 55 ml di scaffali, così organizzati: i libri piccoli in 16° occupavano 5,50 ml, quelli medi in  8° arrivavano a 11 ml, i grandi in folio coprivano ben 28 ml, mentre i libri fuori formato di 45 cm di profondità si attestavano sui 5,50 ml.

La biblioteca di Via Ricasoli nel 1946 era gestita da una sola persona, Anna Maria Zanuccoli, impiegata straordinaria, con diploma  di scuola elementare, in servizio due volte alla settimana. Nel promemoria per la riunione del 20 marzo 1946 della Commissione di Vigilanza delle biblioteche di Facoltà, Papini sostiene che la Biblioteca di Architettura dovrebbe essere aperta il pomeriggio invece che il mattino. Individua nella persona di Giuseppe Begliomini, "bibliotecario alla biblioteca della Facoltà di Magistero, primo coadiutore di ruolo, proveniente dal ginnasio, con una buona cultura formatasi attraverso letture e studi personali, ottimo tecnico...", il profilo necessario per il buon funzionamento della biblioteca, "in quanto occorre compilare dei cataloghi". Ecco che Papini, desiderando un ampliamento della biblioteca e auspicando la presenza di personale capace, pur non ottenendo il trasferimento di Begliomini dalla Biblioteca di Magistero a quella di Architettura, gli affida un incarico speciale: il riordinamento della biblioteca. "...riordinamento per modo di dire - afferma Begliomini - avendo dovuto ricominciare ab ovo” (Lettera manoscritta di Giuseppe Begliomini a Roberto Papini, 17.10.1946, Fondo Roberto Papini). 

La biblioteca doveva avere uno schedario per autore e dal 1945 avrebbe dovuto predisporre un catalogo per materia, come indicato nel Regolamento per le biblioteche redatto il 1 gennaio 1945. Il catalogo per materia, si legge nel Regolamento, organizzato secondo i criteri elaborati dai Delegati, avrebbe dotuto raccogliere le schede delle pubblicazioni edite dopo il 1 gennaio 1945. L'interesse di Papini per le problematiche classificatorie è documentato da una cartella conservata nel Fondo, interamente dedicata alla progettazione di un ipotetico catalogo per materia, forse mai realizzato. Comunque, nel dicembre del 1949, la biblioteca aveva uno schedario per materia, che era stato riordinato alla fine dell'anno perchè impostato "in maniera confusionaria" (Relazione del lavoro svolto circa la sistemazione della Biblioteca della Facoltà di Architettura nell'anno1948-49, Fondo Papini).

Nonostante gli sforzi per l'accrescimento della collezione e l'incremento dei servizi, la biblioteca in quegli anni risulta essere una biblioteca piccola, una sola  stanza in Via Ricasoli, con pochi metri lineari occupati e personale ridotto. Del resto, proprio per la sua recente nascita, non può essere comparata con biblioteche "storiche" poi confluite nell'Istituto di Studi Superiori alla metà dell'Ottocento.

Per la storia delle biblioteche dell'Università di Firenze cfr. M.Enrica Vadalà, Le biblioteche dell'Università di Firenze e la nascita del Sistema bibliotecario d'Ateneo: storia, aggregazione, patrimonio e diffusione.

Documenti