Giuseppe Begliomini, Relazione sulle biblioteche dell'Università, 10.06.1950

Giuseppe Begliomini relaziona nel luglio del 1950, con una lunga lettera al Rettore, al Direttore amministrativo e ai Delegati di Facoltà, sulle condizioni delle biblioteche dell’Università. La situazione dei locali, quasi tutti di vecchia costruzione tranne la Biblioteca di Medicina, lascia a desiderare. “Anche l’occhio del più profano delle cose biblioteconomiche” scrive Begliomini, “non può esimersi dal provare un vero senso di tristezza nel vedere un così ricco e prezioso materiale librario, collocato in ambienti e mobili in condizioni veramente pietose”. Le scaffalature sono insufficienti e inadeguate e i libri sono collocati su "mezzi di fortuna". Inadatti gli schedari che sono posti in cassette d’occasione.

Begliomini afferma che è difficile conservare un patrimonio librario di altissimo valore, stimato L. 2.630.856.850 e invidiato da tutto il mondo, in locali così  poco adatti e invitanti. Tuttavia, nonostante la miseria dei luoghi, il personale si impegna al massimo per assicurare il buon funzionamento del servizio. Sottolinea l’importanza di non avere arretrato da catalogare, il materiale infatti deve essere subito inventariato e catalogato, così da essere messo a disposizione degli studiosi. I cataloghi devono essere alfabeticamente ben ordinati e le descrizioni corrette e per questo propone che sia nominato un incaricato per la redazione delle schede. Il Capo Ufficio dovrà assicurare la correttezza nella descrizione delle schede e l’ordine alfabetico.

Afferma che molti errori nascono dalla mancanza di competenza del personale, quindi propone di affidare la selezione e valutazione del personale delle biblioteche a chi conosce il mestiere: "Bibliothecari non nascuntur sed fiunt", afferma Begliomini, e conclude "multi sunt vocati sed pauci electi".