Collezione essiccata

L’imponente Erbario, oltre 25.000 esemplari, è oggi conservato in un armadio nella prima sala della Sezione Botanica del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze. Si compone di 3 parti:

- La prima comprende l'Erbario Micheli-Targioni vero e proprio, oltre 18.000 campioni ordinati in 260 scatole (più 2 vuote probabilmente destinate ad accogliere campioni raccolti da Micheli nei giardini e lungo i viali fiorentini), un pacco per ogni scatola, secondo l’organizzazione voluta e accuratamente progettata da Ottaviano, figlio di Giovanni Targioni Tozzetti;

- La seconda riunisce la gran parte dei campioni arrivati con la donazione di Adolfo del 1900, più i campioni giunti a Micheli dai suoi corrispondenti, fra gli altri gli inglesi Sherard e Petiver, gli svizzeri Amman e Scheuchzer, il francese Vaillant;

- La terza (56 scatole) comprende reperti del solo Micheli, fra cui i pacchi di piante raccolte nei giardini e lungo i viali di Firenze.

All’erbario su supporto cartaceo si aggiungono infine campioni conservati in barattolo, ancora in numero non quantificato.

L’intervento di Ottaviano mostra la consapevolezza dell’importanza della raccolta e la cura nella sua sistemazione: le scatole si aprono in modo da poter essere collocate verticalmente; i pacchi di campioni sono protetti da due cartoncini ornati da una cornice colorata e legati con 4 nastri; sul dorso delle scatole ci sono 3 etichette: nella prima si legge il nome dell’Erbario (Herbari Mic Tar), nella seconda classe, ordine e genere e nella terza il numero della scatola.

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L’ordinamento dell’erbario e la classificazione dei campioni sono di grande interesse, riflettendo la “stratificazione” dei criteri sistematici impiegati, evidente già sulle diverse etichette: all’originale sistema di Tournefort si sovrappongono i nuovi criteri di Linneo, adottati prima da Ottaviano e poi dal figlio Antonio. A legare il nome di Micheli a quello di Linneo c’è qualcosa di più importante dei criteri utilizzati dai due Targioni nella organizzazione sistematica dell’erbario: recenti studi dimostrano che molti binomi adottati dal naturalista svedese (soprattutto per le crittogame) si fondano sulle descrizioni e sulle tavole presenti in Nova Plantarum Genera, opera che Linneo cita abbondantemente nei suoi scritti.  E se non sempre è possibile associare una determinata figura a un ben preciso e univoco campione, il rapporto fra illustrazione e specimens è comunque pressoché indissolubile.

“dozens of Micheli illustrations serve as types for Linnaean binomials, and others do the same for names published by other authors  […] Micheli’s herbarium is a very valuable resource that continues to offer possibilities for the successful interpretation of early binomials” (Jarvis in Nepi, 2009).

Oggi tutti i campioni sono schedati, ed è prevista la pubblicazione del catalogo; le uniche notizie a stampa disponibili sono rappresentate dall’Elenco sommario delle cose del Museo di Pier’ Antonio Micheli botanico fiorentino stilato da Giovanni Targioni Tozzetti (Targioni-Tozzetti,1858).

Nel 1845 Filippo Parlatore, fondatore dell’Erbario centrale italiano in seno al Museo di Fisica e Storia Naturale di Firenze, ottiene l’acquisto delle piante essiccate e degli altri materiali di Micheli da Leopoldo II di Lorena. Non si tratta ormai più soltanto di quanto raccolto o ricevuto direttamente da Micheli, perché nel tempo Giovanni (1712-1783), Ottaviano (1755-1829) e Antonio Targioni Tozzetti (1785-1856) hanno inserito i loro reperti e quelli giunti dai loro corrispondenti: a questa “fusione” per certi aspetti impropria cerca di porre rimedio lo stesso Parlatore, che progetta e inizia una separazione dei campioni basata perlopiù sulle citazioni di piante all’interno dei diversi manoscritti:

“Pour tâcher de remettre l’herbier Micheli à peu près dans son ancien état, j’ai dejà en partie séparé les plantes qu’il avait recueillies dans ses nombreux voyages” (Parlatore, 1874)

Tale riorganizzazione non sarà mai completata; il successore, Teodoro Caruel, deciderà di interromperla e di riportare (lavorandoci dal 1880 al 1885) le collezioni allo stato in cui si trovavano al momento dell’approdo al Museo. Dell’originale progetto di Parlatore restano ancora tracce visibili su alcune scatole (ad esempio la cancellatura della dicitura “Herb Mich Targ”, sostituita rispettivamente da “Micheli” e “Targioni”).

Nel 1900 Adolfo Targioni Tozzetti (pronipote di Giovanni) donerà all’Erbario alcuni fascicoli “minori” (una collezione di piante marine, un fascicolo di piante del Padre Tozzi un fascicolo intitolato Gramigne e altri). Con questo ultimo atto la collezione botanica di Micheli, sia pure all’interno del più vasto corpus Micheli-Targioni, ritrova la sua unità.

Se l’Erbario Micheli-Targioni si presenta oggi come un unicum, esistono strumenti che possono aiutare a individuare i campioni dell’originale micheliano, come alcuni Indici presenti nel Fondo Targioni conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (in particolare il Ms 201 Recensium operum quarundam botanicorum Petri Antonii Michelii Metodo Tourneforziano) o come diversi manoscritti micheliani conservati presso la Biblioteca di Scienze. Botanica, in particolare il Ms 33 Petri Antonii Michelii Catalogus Plantarum Horti sicci sui authographus. Ad una verifica diretta dell’erbario sono parlanti alcune etichette che accompagnano i campioni. In particolare: “A. Fl.” e  “agr. Flor.” (riferibili ai 6 volumi inediti di Catalogus Plantarum Agri Florentini); “Rar” (riferibili ai 10 volumi inediti diell’Enumeratio quarundam Plantarum sibi per Italiam et Germaniam observatarum …); “ver.” e “itin. veron.” (piante raccolte nel veronese nel 1736); “ex Sicilia” (forse provenienti dall’erbario del Principe Bonanno della Cattolica); quelle che fanno riferimento a botanici con cui Micheli era in rapporto. La raccolta di campioni è da attribuirsi infatti in gran parte allo stesso Micheli ma è anche frutto di doni provenienti da colleghi, non solo italiani, con cui aveva una fitta corrispondenza. Criteri analoghi consentono di individuare i campioni targioniani (Mazzi, 1993).

Per un maggiore dettaglio si rimanda a Nepi 2009b, a cui queste note in gran parte si rifanno


Bibliografia della Mostra