La corte e la città

Esequie fatte in Venetia, tav. con l'effigie di Cosimo IINella vita culturale e artistica della Firenze medicea le arti della scena hanno un ruolo sostanziale e trovano nella corte (e nelle accademie) il centro propulsore; sono di fatto uno strumento del governo granducale, in grado, sul fronte interno,  di attrarre consenso e distrarre dalla mancata partecipazione al potere, e di rafforzare  il prestigio sul fronte europeo. Le cerimonie funebri e le feste nuziali diventano strumenti di autocelebrazione e promozione, ma anche occasioni di sperimentazione teatrale.

La preziosa collezione del conte Girolamo dei Bardi, giunta in biblioteca tramite il Pio Istituto da lui fondato, costituita da 13.600 edizioni antiche che spaziano in quasi ogni campo del sapere, offre molte testimonianze sulla vita fiorentina tra il XVI e il XVIII secolo. Da volumi miscellanei sono tratti esemplari che illustrano il gran teatro della morte mediceo: dalle esequie in effigie di Cosimo II (1621) celebrate a Venezia dalla comunità fiorentina,  a quelle celebrate in S. Lorenzo, per l’imperatore Ferdinando II (1637) e  per Filippo IV,  apparate nel 1665 da Ferdinando Tacca. Nelle esequie di Maria dei Medici, regina di Francia in esilio (1642), colpisce il contrasto tra il tono minore della cerimonia funebre e quello quanto mai fastoso delle nozze con Enrico IV di Francia (1600), che videro la rappresentazione dell’Euridice di Ottavio Rinuccini.

Si presentano inoltre la descrizione delle feste per le nozze di Francesco I dei Medici con Bianca Cappello (1579), quando per la prima volta venne organizzata la Sbarra, giostra ad armi corte, nel cortile di Palazzo Pitti, e  quella delle feste nuziali di Cosimo II con Maria Maddalena d’Austria, (1608), insieme al Giudizio di Paride che fu rappresentato nell’occasione, opera  di Michelangelo Buonarroti il Giovane, che svolse funzione di poeta e di corago.

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