Nell’inchiesta condotta dal quotidiano "La Nazione" sul futuro dell’Università di Firenze dopo l’alluvione, il 7 dicembre è la volta della Facoltà di Architettura. Pier Francesco Listri intervista il preside, Giuseppe Giorgio Gori.
Gori sottolinea che l’alluvione non ha fatto che aggiungere danni ai disagi di cui la Facoltà pativa da tempo: scarsità di spazio contro un incremento di iscritti notevole (dai 500 del 1958 ai 1500 del 1965), il cui numero è destinato ad aumentare, visto il crescente prestigio dell’istituzione e il grande bacino di utenza: pianura emiliana, Genova, molti studenti del sud, senza contare gli stranieri: greci, persiani, sudamericani. In più Firenze è una città d’arte, congeniale allo studio, con docenti molto disponibili, problemi abitativi limitati; per tutte queste ragioni la Facoltà di Architettura di Firenze potrebbe diventare, se non la più grande, la più prestigiosa d’Italia.
Secondo Gori la situazione del momento è molto critica: la Facoltà vive smembrata in quattro sedi diverse – Accademia, vecchio ospedale di Via Alfani, Rondò di Bacco, Palazzo di San Clemente – con aule che possono ospitare poche decine di studenti mentre le classi sono composte da centinaia di persone. Architettura, dice Gori, ha “urgenza di risolvere in maniera radicale i propri problemi di struttura soprattutto edilizia” e, per la sua natura, può avere voce in capitolo sulla sistemazione definitiva dell’intero ateneo fiorentino.
La proposta di Gori per Firenze è un invito a evitare di raccomodare i cocci rotti e a preparare invece un piano preciso che indichi la zona dove spostare le facoltà più danneggiate e per creare poi, in una visione organica, un vero e proprio polo universitario. Si calcola che l’ateneo fiorentino possa arrivare a un bacino di utenza di ventimila studenti per ognuno dei quali occorrono dai 100 ai 150 mq. E’ necessario quindi un terreno di due-trecento ettari che non può essere ovviamente trovato nel centro della città, ma nelle immediate vicinanze.
Gori propone l’asse Firenze-Prato-Pistoia, in particolare la zona pedecollinare a monte delle ville di Quarto, Castello e Petraia, nel comune di Sesto Fiorentino, scelta accompagnata dalla realizzazione di “rapide arterie di scorrimento”. Una scelta a favore del “comprensorio universitario”, che supera la concezione di università-college o di città degli studi. Perché la città universitaria appare chiusa “come una rocca” mentre il comprensorio indica una compenetrazione piena tra università e tessuto produttivo metropolitano.
