Il duello è un topos irrinunciabile del romanzo storico: durante il Risorgimento si carica di evidenti intenti patriottici, anche quando si intreccia con il motivo amoroso, come rappresentazione della lotta contro la dominazione straniera, o come rivalsa del valore nazionale italiano, misconosciuto e oppresso dalle circostanze politiche.
Così nei fortunati romanzi di Francesco Domenico Guerrazzi, presto veri bestseller, dalla Battaglia di Benevento. Storia del XIII secolo (1827) all’Assedio di Firenze (1836), nel Marco Visconti. Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel secolo (1834) di Tommaso Grossi, e, magistralmente, nell’Ettore Fieramosca o La disfida di Barletta (1833) di Massimo D’Azeglio.
Le edizioni illustrate - sul modello della cosiddetta "Quarantana" dei Promessi sposi (1840-1842) - moltiplicano la fortuna di tali romanzi storici e contribuiscono alla propaganda della lotta per l’indipendenza.
I romanzi storici di Guerrazzi
Dopo La battaglia di Benevento, di ambientazione medievale, nell’Assedio di Firenze, invece, Guerrazzi eleva la resistenza della Repubblica fiorentina del 1529-1530 contro le truppe inviate da Carlo V a simbolo dell’opposizione italiana alla dominazione politica straniera.
Vi si narra un doppio duello spettacolare tra i rappresentanti dei due eserciti, assediante e difensore: Giovanni Bandini (“traditore” della Repubblica fiorentina) ferisce a morte il repubblicano Ludovico Martelli; il repubblicano Dante da Castiglione uccide il giovane Roberto (Bertino) Aldobrandi, filoimperiale.
01. Francesco Domenico Guerrazzi, La battaglia di Benevento. Storia del XIII secolo, Livorno, Bertani, Antonelli e C., 1827, 4 voll. (Università degli Studi di Firenze, Biblioteca Umanistica). Frontespizio del tomo I della prima edizione.
02. Anselmo Gualandi (pseudonimo di Francesco Domenico Guerrazzi), L’assedio di Firenze, Parigi, Presso i principali libraj, 1840, 3 voll. (ivi, 1836 la prima edizione; Firenze, Fondazione Spadolini-Nuova Antologia). Frontespizio interno.
03-04-05-06. Francesco Domenico Guerrazzi, L’assedio di Firenze, illustrato da Nicola Sanesi, Milano, Politti-Libreria Editrice Dante Alighieri, 1869, «unica edizione illustrata approvata dall’autore» (Firenze, Fondazione Spadolini-Nuova Antologia). Frontespizio. Incipit del cap. XXII, Il duello. La tavola (dopo p. 506) illustra un momento del cap. XXI, p. 465: «… e spingere la stoccata nella gola del nemico; insomma gli accorgimenti tutti della scuola italiana...». La tavola (dopo p. 538) raffigura un momento del duello del cap. XXII, p. 499: «"Muori!" urlò pieno di tremenda esultanza il Bandino…».
Il Marco Visconti di Tommaso Grossi
Nel romanzo di Tommaso Grossi (1834), il topos duellistico assume tratti avventurosi: l'autore sceneggia un duello giudiziario al bastone (nel capitolo IV, in cui lo scudiero Lupo difende la causa degli abitanti di Limonta contro il potente di turno) e un combattimento a cavallo lancia in resta (nel capitolo XVII, all’interno di un pittoresco torneo, quando Ottorino Visconti è sfidato all’ultimo sangue e ferito gravemente da un cavaliere misterioso, Marco Visconti).
01-02-03-04-05. Tommaso Grossi, Marco Visconti. Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel secolo, edizione illustrata, Milano, Borroni e Scotti, 1840, con 24 tavv. f.t. su disegno di Roberto Focosi et al. (Milano, Ferrario, 1834 la prima edizione; collezione privata). Frontespizio interno illustrato. Dedica: «Ad / Alessandro Manzoni / colla reverenza d’un discepolo / coll’amore d’un fratello / candidamente offre / l’autore». La tavola III, tra le pp. 42 e 43, raffigura la protagonista femminile che guarda il duello dalla finestra: «- Viva Lupo, viva il figlio del Falconiere, vivano i Limontini – Si gridava da tutte le bande» (cap. IV). La tavola XIII, orizzontale, tra le pp. 216 e 217, rappresenta la fine del duello nel torneo, con lo sconfitto a terra: «…. gli aperse tremando la visiera, e trovò che gli usciva sangue dalle narici, dalla bocca e dagli orecchi» (cap. XVIII). La tavola XX, tra le pp. 322 e 323, raffigura un duello improvvisato spada-pugnale: «- Ah sei tu? – gli gridò il Limontino – s’assassina a questo mondo i cristiani? -» (cap. XXVIII).
06-07-08. Tommaso Grossi, Marco Visconti, Milano, Oliva, 1862 (collezione privata). A p. 56, la tavola raffigura la conclusione del duello giudiziario al bastone con il vincitore che getta lo sconfitto fuori dal recinto. A p. 263, la tavola illustra il torneo, nel capitolo XVII. A p. 279, cap. XVIII: il misterioso cavaliere che sfida Ottorino in un duello a cavallo, con la lancia.
L'Ettore Fieramosca di Massimo D'Azeglio
Questo romanzo è incentrato sulla sfida del 1503 tra francesi e italiani, offesi dall’ingiuria di un soldato francese (con gli spagnoli come “garanti” e arbitri): capo degli italiani è Ettore Fieramosca, mentre tra i francesi milita il mercenario Grajano d’Asti (creduto da D’Azeglio un italiano “traditore”).
01-02-03. Massimo D’Azeglio, Ettore Fieramosca o La disfida di Barletta, Milano, Ferrario, 1833, 2 voll. (con otto incisioni su disegno di D’Azeglio; collezione privata). Frontespizio interno del tomo I della prima edizione. Tomo I, tra p. 40 e p. 41: la tavola raffigura il momento della sfida lanciata da Inigo Lopez de Ayala per conto di Fieramosca: «...Voi e chiunque dirà gl’Italiani essere traditori e poltroni, mente per la gola...». Tomo II, tra p. 214 e p. 215: è rappresentato il momento dell’uccisione del traditore Grajano d’Asti: «Alzò l’azza sanguinosa... e gridò: Viva Italia e così vadano i traditor rinnegati».