Oltre alla raccolta e allo studio di specie botaniche Pier Antonio Micheli si cimenta, come attestano alcuni manoscritti, nella descrizione minuziosa di frutti e ortaggi, incoraggiato dal Granduca che ne è appassionato e che ospita in molti suoi possedimenti piante varie, in particolare agrumi. Narra Giovanni Targioni Tozzetti che Cosimo III incontra il giovane Micheli e discorre con lui proprio di erbe e frutta,
...delle quali esso principe era molto dilettante, perchè stategli lodate come un mezzo per viver lungamente sano, e perciò ne aveva d'ogni parte fatte venire le barbatelle, o i nesti, e le faceva con gran premura coltivare e moltiplicare nei suoi Reali Giardini, e nelle sue possessioni più vicine alla città. Da ciò prese occasione il Micheli di fare un catalogo delle più pregiabili specie o varietà di esse frutte [...] e lo intitolò: Lista di tutte le frutte, che giorno per giorno, dentro all'anno, son poste alla mensa del serenissimo Granduca di Toscana; ma successivamente lo andò ampliando colla giunta di nuovi frutti, di uve, e di agrumi che gli riuscì osservare in altri poderi, orti e giardini di Firenze e del suo contado." (Targioni Tozzetti 1858)
La lista citata compare nel Ms 25 ma è nei Mss 48 e 49 che si incontrano numerose tavole di illustrazioni di frutta, in particolare agrumi. Accanto all'immagine del frutto, spesso limoni, è presente una sintetica descrizione e il giardino o l'"orto" (come si diceva), per lo più nobiliare, dove lo si è veduto.
Tante le varietà di agrumi, presenti nelle ville di Firenze e dintorni, e tali le indicazioni di Micheli che è possibile in alcuni casi dare conto della provenienza. I giardini citati non sono solo quelli Medicei come Boboli (o meglio una sua porzione, il "Giardinetto di Madama", in alcuni casi l'"Isola") o il Giardino della Villa di Castello o della Topaia, ma anche il Giardino dei Semplici e quelli di altre illustri famiglie, i cui possedimenti si collocavano in città o in località circostanti: il giardino del Conte della Gherardesca, il giardino dei Marchesi Niccolini in via dei Servi, l'orto del Giugni o dell'Acciaiuoli, il giardino dei Nerli o dell'Altoviti entrambi a Scandicci. Una volta è citato l'Orto delle monache della Pietà, in via del Mandorlo, dove si trovava un Conservatorio per le fanciulle e un'altra un non identificato Orto della Bertina.
La meticolosità descrittiva del Micheli non si ferma a quanto osserva sulle piante degli orti tanto che il Ms 48 contiene anche una Lista di tutti gli Agrumi, che sono dipinti nei quattro quadri del Casino della Real Villa di Castello o della Topaia (cc. 206r-209r).
Si tratta dei dipinti di Bartolomeo Bimbi, oggi conservati presso la Sezione di Botanica del Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze e presso il Museo della Natura Morta della Villa medicea di Poggio a Caiano.
Leggi il documento: Lista di tutti gli Agrumi, Manoscritto 48 cc. 206r-209r
Percorsi da esplorare
Giardinetto della Madama in Boboli | Giardino dei Semplici | Orto Giugni | Orto Niccolini | Villa La Topaia
Giardinetto della Madama in Boboli
Al Giardinetto di Madama, una piccola sezione del più noto Giardino di Boboli, realizzato pare intorno al 1570 per Giovanna D'Austria, prima moglie di Francesco I de' Medici, sono associate le seguenti tavole del Ms 48: il "Limone detto di S. Remo" (a carta 144r), la "Peretta di Napoli col fiore alle volte doppio" (a carta 147r), il "Limone foltamente scannellato" (a carta 149r).
Giardino dei Semplici
Nel Giardino dei Semplici, orto botanico fiorentino, terzo al mondo per antichità con quello di Padova e Pisa, vengono osservati e poi riprodotti nel Ms 48: un "Limon Salvatico" (carta 136r), un "Limone sottilissimamente rigato" (carta 148r) e un "Limon di Spagna dolce" (carta 113r). Il giardino conserva anche oggi una collezione di agrumi
Orto Giugni
L'"Orto" o Giardino della famiglia Giugni era annesso al Palazzo costruito in via degli Alfani nel XVI secolo da Bartolommeo Ammannati. Piante di arance e limoni erano coltivate a spalliera. Vi allude anche Micheli, nel Ms 48, riferendosi agli agrumi lì osservati: "Limone spinoso da premere ordinario di buccia sottile dell'Orto dei Sig.ri Giugni" (carta 134r), "Limone spinoso nell'orto dei Sig.ri Giugni e Capponi..." (carta 135r), "Limone forte di foglie grandi non spinoso detto Limone di S. Remo di foglie lunghe - Della spalliera del Sig.r March. Giugni" (carta 143r).
Orto Niccolini
Il palazzo di via dei Servi fu acquistato dai Niccolini nel XVI secolo dai precedenti proprietari, i Ciaini da Montauto. Vi erano presenti due giardini: un primo "orto" con una loggia con colonne in pietra e un "orto grande". Agli inizi del Settecento vi fu un primo ampliamento dell'edificio come ricostruito nell'interessante I perduti giardini di Palazzo Niccolini (Muccini e Sottili, 2009). E' in quel momento che Micheli deve averlo veduto, in particolare crediamo il giardino piccolo, conosciuto come "giardino degli aranci", a indicare già la presenza di agrumi. Le tavole relative al giardino, nel Ms 48, sono un: "Limone Spinoso Calabrese dell'Orto del Niccolini" (carta 137r), "Napparo, o non ha pari, o incomparabile - e di scorza grossa dell'Orto delle Monache Pietà - di poca scorza dell'Orto del Niccolini" (carta 140r)
Villa La Topaia
Villa La Topaia, in mano ai Medici già dal XVI secolo, fu trasformata da Cosimo III in un casino di caccia e "aveva accumulato, tra la fine del '600 e l'inizio del '700 una enorme collezione di quadri di natura morta, commissionati soprattutto al suo pittore di corte, Bartolome Bimbi" (Nepi, 2009). Lì furono concentrati una ottantina di dipinti e raffigurati ben centosedici tipi di agrumi, ma anche ciliegie, susine, fichi, uve, pesche, albicocche. Il Micheli li descrive dal punto di vista botanico e ne fornisce la precisa collocazione, dando prova di aver visitato la villa e di conoscere bene l'opera del Bimbi.
Anche il pittore richiama Micheli nel dipinto Cavolforiore e ramolaccio, tela raffigurante un cavolfiore mostruoso. Nel cartiglio, in basso a sinistra, è possibile leggere: "il famoso Ramolaccio, fu prodotto in un podere del / Signor Marchese Corsi alla Fonte all’Erta, lo portò a / Sua Altezza Reale Pier Antonio Micheli Botanico della / medesima Altezza Sua Reale, e pesava libbre otto, e un oncia…”