Itinera

Dalla Pania al Monte Baldo

 “(…) aveva una corporatura quadrata, o ercolina come si suol dire, era stato sempre sano e robustissimo, ed aveva sempre fatigato moltissimo, e fatto a piedi viaggi lunghi e difficoltosi”  (Targioni Tozzetti 1858).

Queste le parole con cui Giovanni Targioni Tozzetti descrive il maestro.  Il Micheli “naturalista” percorse l’intera Toscana in lungo e in largo e gran parte dell’Italia. Tra il 1705 e il 1736 esplorò diverse aree del Veneto, del Lazio, della Romagna, degli Abruzzi e delle Marche.

Il metodo con cui era solito indagare la natura viene inaugurato sulla Pania nelle Apuane dove osservò per la prima volta una piccola specie di galium. Alla base delle sue peregrinazioni vi era la necessità di accertare il carattere di novità di una specie. Di qui le lunghe passeggiate verso le sedi che ne avevano ospitato la prima scoperta. A guidarlo, le descrizioni dei botanici che lo avevano preceduto nel XVI e XVII secolo.

Numerosi erano i suoi interessi di studio benché a primeggiare vi fossero le piante. A queste ha dedicato pensieri, coordinate topografiche e rappresentazioni, come attestato dai manoscritti. Tra il 1708 e 1709 un viaggio di sedici mesi lo coinvolse nella raccolta di semi e campioni in Tirolo, Austria, Boemia, Prussia e Turingia.

Le sue personali campagne di raccolta, impegnative, a volte rischiose, sono narrate dagli amici e testimoniate dall’erbario. La raccolta di piante per farne campioni e poi poterli studiare in erbario richiede cure in ogni momento della preparazione, a partire dalla asciugatura. Giovanni tramanda in proposito un ritratto commovente del maestro:

“giunto stanco e rifinito la sera al luogo dell’alloggio, o buono o cattivo, in vece di prendere subito il tanto necessario riposo, gli conveniva impiegare del tempo notabile in soppressare, e mutare dentro ai fogli suganti le piante trovate nel viaggio del giorno, e ben rasciugare essi fogli al fuoco, per potersene servire in appresso, poiché era diligentissimo, anzi scrupolosissimo in far gli scheletri delle piante ben caratterizzati, ed istruttivi, come sono quasi tutti quelli del suo dovizioso orto secco” (Targioni Tozzetti 1858).

Durante le incessanti 'gite', infaticabile, prendeva nota dell’ordine di apparizione delle piante raccolte e delle avventure quotidiane: dall’Amiata a Bolsena per scoprire la natura vulcanica delle rocce, nell’arenaria di S. Francesco di Paola per ritrovare un Corno di Ammone, da Salò a Desenzano per approfondire la litologia, da Radicofani a Santa Fiora per rilevare la natura vulcanica del monte Amiata, tra Pisa e Maremma per raccogliere il Titimaglio caracia, a Madonna di Pontepetri e Pistoia per Alsine pratensis e palustris, da Vada alla Selva del Sughereto per rintracciare l’Alcus Incana .

Ai litorali veneti e al Monte Baldo si associa l’ultima escursione del Micheli. Correva l’anno 1736.


Bibliografia della Mostra