Micheli, P.A., Catalogus plantarum horti caesarei Florentini..., Florentiae, ex typographia Bernardi Paperinii, 1748
Nel 1748, per i tipi di Bernardo Paperini (che nel 1729 aveva già pubblicato Noua plantarum genera), vede la luce il Catalogus plantarum horti caesarei Florentini), curato, continuato e arricchito da Giovanni Targioni Tozzetti, che Gian Gastone de’ Medici aveva nominato successore di Micheli come lettore di Botanica e custode dell’Orto botanico fiorentino, uno dei più antichi al mondo.
Il Catalogo, organizzato in ordine alfabetico, corredato di 7 tavole di piante (su disegni di Menabuoni e Bonechi), e di una Ichnographia Horti Florentini (incisa da Marcantonio Corsi su disegno di Antonio Falleri, autore anche di un paio di vedute all’interno del testo), rimanda a quattro manoscritti conservati presso la Biblioteca di Scienze di Firenze: 16, 17, 18, 19, redatti tra il 1719 e il 1736 (Ragazzini 1993). Alcuni di essi riportano il luogo del giardino dove le piante sono collocate. Meno certi sono invece i rapporti con l’erbario: “pochissime decine di campioni portano nell’etichetta un legame con l’Orto” (Nepi, 2017).
La pubblicazione degli inventari delle piante coltivate nei diversi giardini botanici europei era già diffusa nella prima metà del XVII secolo: fra i più antichi citiamo il Catalogus plantarum horti academici Lvgdvno Batavi (1633, a cura del medico e botanico olandese Adolphus Vorstius), e il Catalogus plantarum horti gymnasii patavini (1642, a cura del medico e botanico tedesco Johann Vesling). Il materiale manoscritto di Micheli offre al curatore lo spunto di una pubblicazione in linea con altri cataloghi, e quindi essenzialmente ad uso pratico, di chi il giardino frequentava e di chi in strutture analoghe in Italia e in Europa avesse avuto necessità di informazioni sulle piante ivi coltivate.
Giovanni Targioni Tozzetti però rende la pubblicazione in qualche modo unica, e in ogni caso assai più importante. Innanzitutto la arricchisce di una articolata Praefatio, in cui viene ricostruita la storia dell’Orto, a partire dalla sua fondazione (1545, per volontà di Cosimo I de’ Medici, su disegno del Tribolo, ma forse anche con interventi di Bernardo Buontalenti, e sotto la guida di Luca Ghini), delle personalità che si sono avvicendate alla sua guida, delle trasformazioni avvenute, della introduzione di nuove piante e perfino di una memorabile fioritura di un’agave: “Memoratu dignum est A. MDLXXXVI Aloen folio in oblungatum aculeum abeunte, recens ex America advectam, primum in Horto nostro ingentem caulem floribus onustum protulisse, inque sui admirationem omnium oculos traxisse”.
In secondo luogo fa seguire alla Prefazione un altrettanto importante Discorso di Antonio Cocchi … Sopra l’istoria naturale letto da lui publicamente in Firenze in occasione del ristabilimento della Società Botanica Fiorentina il dì II. di settembre MDCCXXXIV, tutto teso a ribadire l’importanza dell’osservazione scientifica in senso galileiano, come veicolo di progresso “essenziale alla formazione intellettuale dei singoli e alle funzioni amministrative e di governo” (Baldini, 1986). Aver riproposto qui il Discorso di Cocchi, al di là dell’implicito omaggio a uno dei fondatori della Società Botanica Fiorentina, rappresenta forse il miglior riconoscimento del rigore metodologico definitivamente moderno di Micheli.