Gatti è l'autore delle cosiddette Tavole Milani che, costituite da fogli di carta pesante (cartoncino), raccolgono immagini di oggetti, architetture, luoghi e schemi iconografici.
I disegni sono eseguiti, nella maggior parte dei casi, su pezzi di carta trasparente (lucido) che venivano poi incollati sul cartoncino; talvolta invece si tratta di veri e propri ritagli di disegni editi o addirittura di intere pagine estratte da pubblicazioni (ad esempio quelle relative a Vetulonia). Gatti ha disegnato direttamente sul cartoncino solo su quattro tavole (corso 1895-1896, tavv. VII e XXI, e corso 1896-1897, tavv. XIII e XVII).
Il lucido, che gli consentiva di replicare agevolmente il materiale iconografico da inserire nelle tavole, poteva avere dimensioni variabili: corrispondenti ai singoli oggetti rappresentati, tali da comprendere un gruppo di oggetti oppure anche della medesima misura della tavola.
Gatti usava il lapis per realizzare i disegni preparatori e solo in rari casi per quelli che venivano usati per le tavole (corso 1896-1897, tav. XVI). Il mezzo più utilizzato è la china nera, che veniva affiancata al colore ad acquerello o tempera per suggerire il materiale con cui gli oggetti sono realizzati oppure le cromie delle decorazioni. In questi casi i risultati ottenuti sono sempre molto realistici.
Per fornire plasticità e volume al disegno, Gatti poteva ricorrere alla tecnica del chiaroscuro, la stessa impiegata anche per la preparazione delle illustrazioni a stampa in bianco e nero.



