Il primo corso di archeologia svolto con il supporto delle tavole didattiche fu quello del 1893-1894. Le 10 tavole che riportano questa data sono conservate in una cartella priva di titolo che ne contiene altre 19.
Tutte le 29 tavole riportano la data del corso del 1899-1900 e due di queste recano anche l'indicazione «aggiunta nel 1908». La compresenza in un unico contenitore di tavole pertinenti ad anni accademici diversi fu evidentemente dettata dall'utilizzo dei medesimi materiali in più anni di corso.
Uno dei temi affrontati riguardava la connessione tra poesia e arte figurativa, illustrata attraverso episodi tratti dall'epos omerico, cantati dai lirici o narrati dai tragediografi. La tematica del rapporto tra poesia e arte figurativa interessava particolarmente Milani, che la ripropose non solo nel corso del 1899-1900, ma anche in quelli del 1902-1903 e del 1907-1908.
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L' epos: Troilo
«Fatto di Troilo» è il titolo di una delle tavole che raccoglie immagini di vasi a figure nere con la rappresentazione dell'uccisione di Troilo, figlio del re troiano Priamo, da parte di Achille. Secondo le fonti letterarie questo efferato omicidio era necessario affinché i Greci potessero vincere la guerra di Troia.
Il racconto epico è illustrato da quattro episodi: «agguato, inseguimento, uccisione, difesa del corpo» di Troilo da parte del fratello Ettore. Quest'ultima, che mette in relazione i due fratelli, è un'iconografia molto rara.
Sul celebre vaso François Ettore esce dalla porta con Polites per difendersi da Achille, mentre sull'anfora a figure nere di Monaco combatte con Achille sul cadavere di Troilo.
La lirica: Atteone
Il mito di Atteone, sbranato dai suoi stessi cani per aver suscitato l'ira della dea Artemide, era presentato nelle due varianti attestate dalle iconografie note: la prima lo raffigura durante la sua metamorfosi in cervo, con lunghe corna che spuntano dal suo capo, mentre nella seconda compare con una pelle di cervo sulle spalle.
Come chiarisce una postilla, le fonti delle raffigurazioni erano da rintracciare nella poesia epica o nella lirica di Stesicoro.
La tragedia: Oreste
Oreste si macchiò di omicidio assassinando Egisto e la madre Clitemnestra, che avevano ucciso suo padre Agamennone appena tornato dalla guerra di Troia. L'episodio è narrato nei componimenti tragici di Stesicoro (Orestea), Eschilo (Orestea), Sofocle (Elettra) e Euripide (Ifigenia in Tauride).
Le numerose testimonianze iconografiche dell’uccisione di Egisto venivano presentate con lo scopo di identificarne la tradizione letteraria, con particolare attenzione alla figura di Clitemnestra.
Una postilla spiega che alcune immagini non provengono dalla tradizione tragica, bensì da quella lirica: «appare la sola Clitem[nestra]. Di tutte quante non son fonte i tragici, perché Sofocle e Euripide fan morire Clitemnestra prima di Egisto, ed Eschilo fa inginocchiare Clit[emnestra] a chiedere mercè. Vengon da Stesicoro, come dimostra Robert».
La contesa per le armi di Achille
Dopo la morte di Achille, Aiace Telamonio e Odisseo si contesero il diritto di entrare in possesso delle armi dell’eroe, come riconoscimento per il loro valore. Alla disputa seguì un giudizio che decretò l’assegnazione delle armi a Odisseo mentre Aiace, ritenendo iniqua la scelta, per la rabbia e l’umiliazione si tolse la vita.
Il Giudizio delle armi (hoplon krisis) era narrato in una omonima tragedia di Eschilo, oggi perduta: ad essa fa riferimento una nota a margine del disegno di una coppa a figure rosse di Douris (oggi al Museo di Vienna), in cui si riteneva che fosse rappresentato «l’ultimo e più completo sviluppo» del tema.
Un'altra postilla si sofferma sulla descrizione anche psicologica dei personaggi: «Aiace non ancora finito di indossar la corazza squamata, a destra Ulisse vestito d’himation: il suo carattere astuto e pronto è ben reso».
Il giudizio di Paride
Anche in relazione alle pitture vascolari raffiguranti il Giudizio di Paride, il principe troiano chiamato in causa da Era, Atena e Afrodite per giudicare quale di loro fosse la dea più bella, si tentava di stabilire l’antecedente letterario, distinguendo tra fonte epica e fonte lirica. In particolare si tentava di collegare le rappresentazioni del Giudizio in cui non compare la dea Era a un dramma di Sofocle, come dichiara una postilla: «Manca Era come nel dramma satiresco Crisis di Sofocle che disponeva di 3 soli attori».
Achille
Uno degli episodi centrali dell’Iliade è l’Ira di Achille, il più valoroso guerriero acheo, che, adiratosi contro Agamennone per avergli dovuto cedere la schiava prediletta Briseide, si ritira dalla battaglia. Nel IX libro un’ambasciata (presbeia) composta da Odisseo, Fenice e Aiace si reca nella tenda dell’eroe per convincerlo a riprendere il suo posto fra le schiere degli Achei.
Ancora una volta le postille manoscritte chiariscono le argomentazioni affrontate durante le lezioni. Nell'apparato didattico venivano proposte alcune pitture vascolari in cui si riconoscevano tracce di una trilogia di Eschilo, quasi completamente perduta: «Kotyle di Ierone, riferibile alla presunta Ilias tragica di Eschilo (=Mirmidones, Nereides, Hectoris lytra)». Alla stessa opera si riferivano alcune raffigurazioni di Tetide, madre di Achille, che consegna all’eroe nuove armi in vista del suo rientro in battaglia dopo la morte dell’amato Patroclo: «Achille riceve le armi da Teti (Nereidi di Eschilo), Velato come nella presbeia degli altri vasi. Ciò nota il Robert».
L’episodio è narrato nel XIX libro dell’Iliade.
Il racconto con le immagini: la «narrazione continuata»
Milani proponeva agli studenti lo studio di una convenzione figurativa usata per raccontare una storia: la cosiddetta «narrazione continuata», definizione che si legge in una postilla. Con questa espressione si intende il modo di comporre un racconto in un fregio continuo, costituito da scene che possono essere lette in successione grazie alla presenza di uno o più personaggi che si ripetono.
Sulla tavola si legge: «Sono es. di continuata narraz[ione] epica: tavole iliache; poculi omerici; Ilias picta ambrosiana; rilievi urne etrusche; rilievi Giolbaschi Triasa; rilievi pergamici del mito di Telefo».
Esempi efficaci erano le miniature dell'Iliade ambrosiana, un codice tardoantico della Biblioteca Ambrosiana di Milano (Cod. F 205 Inf), i rilievi delle tavole iliache di II o I secolo a.C. e le cosiddette coppe omeriche di età ellenistica.
I disegni mostrano la ricorrenza di alcuni temi iconografici, quali gli episodi del «riscatto di Ettore, del cavallo di legno (Ilioupersis)» e della «morte di Priamo», come spiegato dalle didascalie delle immagini e dalle numerose note manoscritte.
