Molti professori dell'Istituto risultano tra i soci fondatori e tra gli animatori di due importanti società, "sorelle" per via dei loro proclami statutari e della missione scientifica nel nome di Dante. Stiamo parlando della Società Dantesca Italiana (SDI) e della Società Dante Alighieri, nota anche come "la Dante".
Le due associazioni mossero i primi passi nel giro di un paio di anni, tra 1888 e 1889, entrambe dedite allo studio e alla diffusione della conoscenza di Dante. La prima, con un metodo scientifico in relazione al testo critico da fissare per tutte le opere di Dante; la seconda, con una proiezione verso l'estero, dove era importante propagandare e favorire la conoscenza della lingua e della cultura italiana, valori che in Dante trovavano il miglior simbolo in cui identificarsi. Si pensi alla funzione di riconoscimento identitario e patriottico che potevano avere i Comitati della "Dante Alighieri" fuori del Regno per le molte comunità di italiani emigrati nei paesi d'Europa e d'oltre-Atlantico, ma anche in Africa e Asia.
La Società Dantesca Italiana
Nel 1888 a Firenze, sotto la spinta decisiva dell’Accademia della Crusca, si ha il primo passo per la fondazione della Società Dantesca Italiana. L'Accademia della Crusca e l'Istituto furono i principali enti patrocinatori della nascita della Società come centro di alti studi specialistici sulla vita e l'opera di Dante Alighieri, sia perché la pubblicazione delle opere volgari di Dante comportava una riflessione sulla storia e l'evoluzione della lingua italiana, sia perché a essere investiti di responsabilità scientifica furono in primis i docenti dell'Istituto.
Sull’esempio di illustri consorelle già sorte in altre nazioni per coltivare la tradizione di studi su Dante, la Società si diede un Comitato centrale e uno statuto. Obiettivo principale dell'attività scientifica doveva essere l’allestimento del testo critico delle opere di Dante, da proporre in un solo volume. Poi fu stabilito di pubblicare un “Bullettino della Società Dantesca Italiana” (BSDI) con la rubrica dedicata alle novità bibliografiche di dantistica all’estero e in Italia, la pubblicazione di articoli scientifici, nonché la segnalazione degli eventi a carattere dantesco promossi in altre città italiane, dove nacquero delle succursali della Società Dantesca.
La direzione della rivista venne affidata a un giovane Michele Barbi, che in seguito sarebbe diventato l’esponente principale della nuova filologia della scuola fiorentina. Barbi dal 1920 si sarebbe dedicato alla direzione di un nuovo organo della Società, gli "Studi Danteschi".
Nel 1906 la direzione del "Bullettino" passò ad Ernesto Giacomo Parodi, altro professore dell’Istituto di Studi superiori, che godeva della stima di Barbi per i suoi scritti danteschi pubblicati in buona parte sulle pagine del BSDI.
Un altro obiettivo della Società Dantesca Italiana fu rendere stabile un calendario annuale di letture dantesche. La Lectura Dantis continuava una tradizione antica e illustre, inaugurata nell’anno 1373 da Boccaccio, espositore dei primi 17 canti dell’Inferno nella chiesa di Santo Stefano in Badia a Firenze, oggi corrispondente alla Badia Fiorentina.
Alla nuova stagione delle Lecturae Dantis tenute nella sala di Dante in Orsanmichele presero parte tutti i più importanti dantisti dell'Istituto e di altre università. Ad aprire il calendario del primo ciclo fu Guido Mazzoni il 27 aprile 1899, che lo concluse poi il 27 aprile del 1904. Mazzoni si impegno per far sì che "a quella aulica si accompagnasse la Lettura popolare", una "semplice e piana esposizione" il cui calendario fu inaugurato ancora da lui l'11 gennaio 1914, sempre in Orsanmichele.
Le letture, tenute oltre che da dantisti di professione, da cultori ed eruditi, venivano pubblicate in una piccola collana apposita stampata dall’editore fiorentino Giulio Cesare Sansoni. Nella copertina della serie campeggiava il dipinto famoso di Domenico di Michelino, realizzato nel 1465 per l’interno del Duomo di Santa Maria del Fiore. La casa editrice Sansoni pubblicò inoltre le serie parallele delle Letture romane tenute per lo più presso la Casa di Dante nel Palazzo e Torre dell’Anguillara a Trastevere, raffigurati in copertina, e delle Letture ravennati che si tenevano nella Sala della Biblioteca Classense, le quali in copertina hanno la foto della tomba di Dante.
La Società Dante Alighieri
La Società Dante Alighieri, la “Dante” come viene anche chiamata, fu fondata nel 1889 da un gruppo di intellettuali tra i quali spiccava Giosuè Carducci. Inizialmente la società era nata con fini di politica irredentista, rappresentati da un gruppo di esuli triestini guidati da Giacomo Venezian e riunitisi a Macerata. Si spiega così l’aggettivo “nazionale” che accompagnò la denominazione ufficiale nel periodo delle rivendicazioni contro il nemico austriaco. Fu eretta in ente morale con R. Decreto 18 luglio 1893.
L’apporto del Regio Istituto di Studi Superiori alla Società fu significativo, considerato che vari professori comparivano tra i fondatori e che Pasquale Villari fu tra i primi presidenti. Al suo nome sarà intitolata un'onoreficenza, detta "grande medaglia d'oro", conferita ogni anno "a quella persona o a quella istituzione italiana o straniera che siasi più e meglio resa utile all'italianità all'estero".
Le riunioni degli iscritti a Firenze avvenivano spesso nei locali dell'Istituto e talvolta si animavano su questioni più politiche che filologiche, come ci testimonia la vivida relazione di un bidello registrata in un fascicolo dell'archivio degli Affari Risoluti. Alcuni dei partecipanti finirono per azzuffarsi tra di loro: "certuni alzavano il bastone e qualche sedia".
Dopo la prima guerra mondiale prevalse lo scopo di "tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, ravvivando i legami spirituali dei connazionali all’estero con la madre patria e alimentando tra gli stranieri l’amore e il culto per la civiltà italiana" (Francesco Mazzoni).
Leggi lo Statuto e il Regolamento della Società: La Dante Alighieri