Il sesto centenario della scomparsa di Dante del 1921, per effetto della Grande guerra da poco conclusa, venne festeggiato con maggiore sobrietà rispetto alla ricorrenza del 1865. In quell'anno al Ministero dell'Istruzione vi fu Benedetto Croce, la cui severità di studioso sembrò tradursi in contributi ministeriali eccessivamente parsimoniosi nei confronti delle iniziative del centenario, soprattutto quelle fiorentine. L'episodio è ricordato dal giornalista Mario Tinti (1885-1937), Il negato concorso del Governo per le onoranze dantesche e le dimissioni del Comitato fiorentino, "Il nuovo giornale", 2 agosto 1920.
L’Istituto di Studi superiori partecipò alle celebrazioni affidando il discorso inaugurale dell'anno accademico 1921-22 allo storico dell’arte Pietro Toesca, che l'8 di novembre pronunciò una relazione nell'Aula Magna sul tema di Sandro Botticelli e Dante; la versione stampata della prolusione uscì sull'Annuario dell'Istituto e fu riproposta su "La Bibliofilìa" (1922, disp. 1-3), la rivista diretta da Leo S. Olschki. In una nota finale presente solo nel testo dell'Annuario, a p. 36, si legge: "La forza morale dell'opera di Dante è riconosciuta ed esaltata da quanti meglio ne intendono l'arte".
Ma il contributo più significativo fu offerto dall'impegno dei più noti professori cooptati per la cura filologica del testo critico delle opere di Dante, confluite nel "Dante del '21", in un solo volume, senza l'apparato di commento. Il traguaro dell'edizione per i tipi dell'editore Bemporad fu raggiunto grazie all'impegno della Società Dantesca Italiana, nata in funzione di quell'obiettivo. L'impresa aveva ricevuto il riconoscimento di “Edizione nazionale”, con il patrocinio dello Stato nel 1914, in seguito a una proposta di legge presentata in Parlamento dall'on. Valenzani, il 19 maggio.
L'edizione fu magistralmente coordinata da Michele Barbi, il quale, pur ammettendo la mancanza di un opportuno commento e di un apparato di varianti, ribadiva che non si doveva "rinunziare a un vantaggio sostanziale qual è d’aver ciò che è sufficiente ai bisogni veri". Spesso infatti si riprendeva per aggiornarlo lo stato delle conoscenze di un testo: è il caso dell'edizione delle Eclogae Ioannis de Virgilio Carmen et Ecloga responsiva, scambiate con Dante, di cui era uscita a inizio secolo un'edizione provvisoria a cura di Giuseppe Albini, le cure del testo critico sarebbero poi passate a Ermenegildo Pistelli "con qualche modificazione [...] a seguito di una ricollazione dei codici".
Ogni testo era stato infatti preceduto da studi e pubblicazioni preparatorie, come il contributo di metodo dato alle stampe nel 1891 da Michele Barbi, dal titolo: Per il testo della Divina Commedia; in sostanza Barbi individuò all'interno del poema un 'canone' di 396 loci critici, sui quali proponeva di collazionare il maggior numero possibile di manoscritti. Pio Rajna, altro maestro dell’Istituto, aveva pubblicato nel 1896 l’edizione critica del De vulgari eloquentia, applicando ai pochi testimoni pervenuti del trattato latino il metodo che lui chiamava "genealogico" per la ricostruzione del testo, altrimenti detto "metodo del Lachmann".
Il testo critico della Commedia per il Dante del 1921 fu allestito da Giuseppe Vandelli in un lavoro di oltre vent'anni. Il filologo modenese, allievo di Rajna nell'Istituto, con il quale aveva svolto il perfezionamento, ebbe modo di pubblicare alcuni assaggi preparatorii del testo critico ad uno stato ancora provvisorio, accompagnati da riflessioni ecdotiche, in occasione del Concorso Alinari bandito nel 1902 per artisti e disegnatori che si volessero cimentare nelle illustrazioni al poema.
Non mancarono negli anni a ridosso del centenario altre edizioni del poema dantesco, con un taglio più divulgativo e accessibile ad un pubblico più largo dei soli specialisti. Si ricorda, per esempio, l'edizione long-seller con testo e commento a cura del dantista svizzero Giovanni Andrea Scartazzini, stampata da già nel 1893, sotto il titolo Tutte le opere di Dante Alighieri novamente rivedute, con un copiosissimo indice del contenuto di esse. La copia prelevata dai depositi della Biblioteca Umanistica presenta in modo evidente le tracce dell'uso, le frequenti annotazioni e postille; del resto è la giusta sorte che tocca a un classico in un'edizione di pronta lettura, come quei "tomi scompagnati, quaderni stazzonati dall'abitudine di portarli in tasca" ricordati da Renato Serra in un famoso intervento. L'edizione con il commento di Scartazzini, con "testo critico della Societa dantesca italiana, rifatto da G. Vandelli" rimarrà in catalogo per Hoepli lungo tutto il decennio degli anni '60 del Novecento.