All'inizio del sec. XIV alla scuola dei glossatori subentra quella dei commentatori.
Nei secoli precedenti i glossatori si erano posti di fronte ai testi giustinianei senza riscontrare differenze formali e sostanziali tra le fonti romane e la libera interpretazione da esse desunta; i commentatori sviluppano invece un approccio più profondo, non si limitano più a glossare esegeticamente le fonti, ma cercano risposte concrete ai problemi dell'epoca, espongono e sviluppano proprie teorie, costruendo organicamente un nuovo diritto, più slegato dalla disposizione testuale del Corpus.
Il primo esponente della nuova scuola è il letterato Cino da Pistoia, il poeta amico di Dante, autore della Lectura super codice, e maestro del più grande rappresentante dell'indirizzo, Bartolo da Sassoferrato, maestro a sua volta di Baldo degli Ubaldi, altra figura di spicco.
L'oggetto di studio resta pur sempre il Corpus, ma l'analisi segue una diversa metodologia, ricavata dalla filosofia scolastica e adattata al diritto: il commentatore individua la ratio della norma, cioè il principio ispiratore, e attraverso l'estensione analogica a casi non previsti crea nuovi istituti.





