Dal XII al XVIII secolo il diritto giustinianeo e il diritto canonico costituiscono i due pilastri del sistema giuridico europeo, cui si affiancano gli iura propria.
Nella seconda metà del XVII secolo si compie una vera rivoluzione nel campo del diritto: De Luca, autore del monumentale trattato Theatrum veritatis et iustitiae, nel 1673 pubblica il dottor volgare, utilizzando per la prima volta il volgare in sostituzione del latino come lingua della scienza giuridica. Il volgare diventa dunque un fondamentale strumento di divulgazione del diritto.
A partire dal XVI secolo, per iniziativa pubblica o privata, vengono compilate alcune raccolte di atti legislativi emanati da vari sovrani, con lo scopo di riordinare un sistema giuridico sempre più confuso, disperso e farraginoso.
Anche quando recano il titolo di "codice", tali opere non hanno nulla in comune con il codice in senso moderno, o con sistemi giuridici organici, ma sono semplici consolidazioni, raccolte di atti di legge che, pur tentando di sistematizzare le materie trattate, non ne esauriscono la disciplina e presentano anzi lacune che rendono necessario il ricorso ad altre fonti di diritto, come il Corpus iuris civilis.
Solo all'inizio del XIX secolo, con la codificazione napoleonica, si elaborano le prime raccolte di norme dedicate in modo organico ed esaustivo alle singole branche del diritto (civile, penale, commerciale, etc.) e in grado di abbracciare ogni disciplina nella sua completezza e complessità senza la necessità di integrazioni con fonti esterne.
Con il Codice di Napoleone, adottato dalla stragrande maggioranza dei paesi europei, crolla così il sistema di fonti concorrenti che per sette secoli aveva caratterizzato il diritto europeo.





