Il motto di Ulisse Aldrovandi (1522-1605), Nullus ordo, nulla cognitio, mostra come sia innata nell’uomo la tendenza a scoprire il proprio mondo, a descriverlo, a possederlo dandogli un ordine.
Osservazione della natura, arte, stupore, collezionismo e speculazione hanno giocato nel corso dei secoli tra loro fino al momento in cui la Scienza, la Filosofia e l’Arte hanno conquistato un proprio spazio autonomo e definito.
Aristotele (384-322 a.C.) cerca di classificare le forme di vita in base al modo di locomozione e al loro ambiente, e le sue teorie hanno avuto vita duratura; Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) estende il suo interesse anche ad animali fantastici e piante miracolose, dando origine al genere dei “bestiari medievali”; per tutto il Medioevo e oltre, da Isidoro da Siviglia (570-636 d.c.) ad Alberto Magno (1193-1280), perdura lo sforzo di individuare corrispondenze tra animali e simboli divini e così Scienze naturali e Filosofia e Teologia vivono in una sorta di forzata relazione simbiotica.
Nel Cinquecento, e poi anche nel Seicento, l’interesse per la natura si esprime spesso nell’osservazione di aspetti particolari, fuori dell’ordinario, nella raccolta di oggetti che destino meraviglia (mirabilia), provenienti dal mondo della natura (naturalia) o prodotti dall’uomo (artificialia). Questi reperti vengono riuniti in spazi dedicati, collocati e ordinati all’interno di armadi costruiti e decorati appositamente. Da qui sono nate le stanze delle meraviglie (Wunderkammern), che intendevano riunire in un solo luogo le complessità del mondo, per la curiosità e il godimento del collezionista.
Da questi ambienti conclusi e privati è breve il passaggio alle gallerie che diventano “teatro del mondo” e poi Museo. In questo contesto si realizzano le collezioni di Francesco Calzolari, Ulisse Aldrovandi, Ferrante Imperato (1550-1631), Athanasius Kircher (1602-1680), Ferdinando Cospi (1606-1686) e quelle delle maggiori corti italiane ed europee. Per renderle godibili e intellegibili al pubblico si avverte la necessità di conferirgli un ordine. Il collezionista, lo studioso e il visitatore trovano conforto in un modello museografico che intende riproporre la sintassi gerarchica del mondo dove in basso si trovano la terra e i suoi prodotti, cui seguono i vegetali e che si conclude con uccelli, pesci e mammiferi.
E così, come avviene in ambito artistico con il progressivo affermarsi della prospettiva fino alla sua teorizzazione formale, nello stesso modo la maturazione del metodo scientifico avviene gradualmente, attestata dalla pubblicazione di opere che veicolano messaggi di modernità.
Contemporaneamente non mancano tuttavia opere speculative su temi filosofici come, ad esempio, la presenza dell’anima delle bestie; è proprio in De anima brutorum... di Soldini del 1776, in cui si trova la prima raffigurazione nota di una teoria evolutiva.






