Santa Croce

Santa Croce, interno, navata destra dopo l'alluvione, Firenze, Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi

«Le tavole, gli affreschi, le sculture dello splendido Museo di Santa Croce, opere tutte di eccezionale importanza, erano rimaste sommerse e […] i danni apparivano veramente gravissimi – scrisse Ugo Procacci, allora Soprintendente, ricordando il suo sopralluogo all’alba del 4 novembre del 1966 nel complesso francescano –. Questo fu forse per me il momento più tragico di questi tragici giorni».

Proprio Santa Croce con le sue straordinarie opere d’arte (alcune ripetutamente colpite dalle numerose alluvioni che si sono succedute nella storia di Firenze) è diventata un banco di prova dell’emergenza e un’officina del restauro a livello internazionale, in cui fino ad oggi si sono confrontate le metodologie di intervento più all’avanguardia. Le tecniche di risanamento delle tavole dipinte alluvionate che in un cinquantennio sono state praticate e sperimentate a partire dal Crocifisso del Cimabue fino all’Ultima Cena del Vasari, appena ricollocata, sono qui presentate attraverso alcuni esemplari databili dal Trecento al Cinquecento. Fra questi spiccano, due grandi tavole di Carlo Portelli e Giovan Battista Naldini, il cui recente recupero viene presentato in questa occasione con risultati stupefacenti come testimoniano le fotografie scattate prima degli interventi.