A ricordarci un patrimonio storico-artistico sotterraneo talvolta dimenticato per decenni, sono le due medaglie in bronzo dorato recuperate di recente nella tomba dell’ultimo granduca Medici, Gian Gastone, rinvenuta con il suo ricco corredo funebre, incrostato dalla melma del 1966, sotto la cripta del Museo delle Cappelle medicee nell’ambito del “Progetto Medici” (2003-2008).
Louis Siries, Due medaglioni dedicatori in morte del granduca Gian Gastone de’ Medici
Louis Siries
(Figeac-en-Quercy 1686 circa – Firenze ante agosto 1758)
Due medaglioni dedicatori in morte del granduca Gian Gastone de’ Medici
1737
a) oro, ovale; mm 76 × 70, con le prese mm 82 × 90, peso gr 211,50
recto: Monumento a Gian Gastone de’ Medici, scritta dedicatoria a lettere capitali: IO.GASTO.I.ETR.MAG.DUX.VII, in basso: A. MDCCXXXVII. / L. SIRIES
verso scritta: AMPLIATORI. ARTIUM, sotto A. MDCCXXXVII. / L. SIRIES
b) oro, ovale; mm 75 × 71, con le prese mm 83 × 90, peso gr. 211,20
recto: Monumento a Gian Gastone de’ Medici, scritta dedicatoria a lettere capitali: IO.GASTO.I.ETR.MAG.DUX.VII, in basso: A. MDCCXXXVII. / L. SIRIES
verso scritta: FUNDATORI. SECURITATIS. P., sotto A. MDCCXXXVII. / L. SIRIES
s.n. inv
Fra i danni inflitti al patrimonio storico artistico fiorentino dall’esondazione dell’Arno del 1966 ci sono quelli, finora mai rilevati nei resoconti decennali, che riguardano “il patrimonio sotterraneo”, ossia quello visibile solo dopo scavi o aperture straordinarie dei luoghi celati alla vista. Un materiale, in gran parte ancora sconosciuto, che non solo fu danneggiato dall’acqua entrata violentemente, ma anche dalla permanenza della stessa per un tempo non specificabile, producendo problemi conservativi di ogni genere, spesso ancora irrisolvibili.
È il caso di quanto rinvenuto nella cripta sotterranea del Museo delle Cappelle Medicee durante i lavori del “Progetto Medici”, indagine storico-paleopatologica (partita nel 2003 e conclusa nel 2008, che ha visto la collaborazione fra le facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa e di Firenze, la Soprintendenza Archeologica per la Toscana, la Soprintendenza per il Polo Museale fiorentino con il Museo delle Cappelle Medicee, l’Opificio delle Pietre Dure e i laboratori di restauro di Firenze, l’Opera Medicea laurenziana e infine la basilica di San Lorenzo) sui resti mortali dei membri del ramo granducale della famiglia Medici, sepolti nelle Cappelle Medicee.
In questo ambiente, di cui si era persa memoria, posto in posizione distanziata dalla lapide dedicatoria che ricorda Gian Gastone e i resti di sette bambini del ramo granducale della famiglia Medici, dopo vari tentativi, è stato reperito un vano sotterraneo ampio e calpestabile a cui si accede attraverso una botola (fig. 1) coperta con una lastra circolare di marmo grigio da cui parte una scala. La furia delle acque, penetrate non si sa bene da dove, aveva gravemente danneggiato e in parte disperso gli arredi funebri conservati in quel vano (figg. 2, 3). All’interno della cassa di piombo in cui era deposto l’ultimo Granduca si trovava ancora il ricco arredo funebre descritto nei documenti delle esequie settecentesche e confermato nella ricognizione del 1857. La violenza e la forza dell’evento calamitoso aveva fatto collassare il coperchio della cassa di piombo sul corpo del Granduca, recando gravi danni all’insieme (figg. 4, 5, 6). Defluita poi l’acqua era rimasto il fango, con residui di ogni genere che, ironia della sorte, costituiva ormai l’unico ‘collante’ che teneva assieme le vesti del Granduca, intrappolando e rendendo solidali i resti mortali assieme al corredo funebre. Le casse lignee che accoglievano i bambini erano state scaraventate in terra, assieme a parte dei corpicini in un vortice che si è fermato al momento dell’uscita delle acque, restando tutto invischiato nel fango, ormai asciutto e difficilmente rimovibile.
Le problematiche conservative di quanto reperito nelle tombe, discusse in varie occasioni (Conti, Ciatti, Tosini 2008), pongono l’accento specialmente su materiali fragili e deperibili come i tessuti (tesi di laurea Bracaloni 2009). L’attenzione alle variazioni micro-climatiche che venivano a crearsi con l’apertura delle tombe ha guidato tutte le operazioni che hanno portato al rinvenimento di oggetti funebri di grande valore e importanza storica e storico-artistica, oltre che ai resti umani, ancora vestiti così come descritti nel 1857 (Esumazione 1857) quando, per volontà di Ferdinando III di Lorena, fu realizzato il sepolcreto.
Nella cassa plumbea, sommerse dal fango ma ancora scintillanti, erano appena visibili le due medaglie di Louis Siries entrambe rinvenute ai lati della testa di Gian Gastone (figg. 5, 6). Il fango, la permanenza nell’acqua con sostanze inquinanti, altri metalli e forse anche i coloranti delle stoffe avevano lasciato molte tracce sulla superficie che, essendo molto delicata (poiché l’oro è assolutamente puro e quindi morbidissimo), hanno richiesto tempo e abilità per restaurare questi due coni di eccezionale finezza e fattura (Yanagishita 2008). Il nobile metallo non ha subito fenomeni di corrosione elettrochimica, presenti invece negli oggetti composti con lega di rame che sono stati trasformati, in zone estese, in minerali come la malachite e l’azzurrite. La rimozione delle sostanze organiche e delle incrostazioni nerastre e verdastre è avvenuta dopo lo sgrassaggio in miscela d’etanolo e acetone e successiva immersione in acqua deionizzata. Si è poi proceduto alla pulitura chimica localizzata sulle incrostazioni mediante tamponi imbevuti di complessate E.D.T.A in soluzione acquosa, operazione condotta al microscopio, seguita dalla successiva immersione in acqua deionizzata e asciugatura con getto di aria calda e irraggiamento IR.
I due medaglioni furono eseguiti da Luigi Siries, orafo noto per la sua personalissima tecnica con la quale aveva imparato a rendere l’oro resistente quasi quanto l’acciaio. Nei documenti della Guardaroba Medicea (App. 4, cc. 87-88 nuova numerazione, Bietti 2008), sotto la data del 15 luglio 1737, è registrato il pagamento per le due medaglie, con importanti specifiche sulla tecnica esecutiva. Furono coniate usando oro puro ricavato dalla moneta corrente il ‘ruspo” e il modello fu tratto da altro conio già eseguito per Gian Gastone, a cui furono mutate le scritte. Questo ben spiega la presenza dei modelli preliminari alla realizzazione delle medaglie, ora conservati presso il Museo Nazionale del Bargello (inv. n. 10287/88; Vannel, Toderi 2006, p. 88, nn. 550-551). Le raffigurazioni del recto e del verso dei modelli e delle medaglie sono identiche, ma cambiano le scritte e la data di esecuzione.
La realizzazione dei medaglioni fu affidata a un lavorante del Siries, tale Carlo, che li eseguì “con somma diligenza in termine di tre giorni, battuti a martello et improntati” sul conio già esistente, ordinato da Gian Gastone, del quale le due lastrine d’argento del Bargello sono elementi preparatori.
I due medaglioni di Luigi Siries sono quasi in tutto simili fra di loro: quasi identico è il loro peso, ma il primo – quello già posto alla testa del Granduca e con la scritta Ampliatori Artium – è leggermente più alto e meno largo dell’altro. Recano ciascuno due passanti per un nastro che serviva per legarli al corpo del Granduca. Erano infatti,
come descritto nei documenti, uno fermato con un nastro sulla testa e l’altro sul petto dell’ultimo de’ Medici. Questa usanza, che ricorda quella con la quale erano sepolti gli antichi greci sugli occhi dei quali erano poste due monete per poter pagare l’obolo agli dei degli inferi, dovette essere comune a molti dei principi medicei, come si trae dalle descrizioni delle esumazioni di metà Ottocento in cui risultano medaglie d’oro poste nei sepolcri di Ferdinando I, Cosimo II, Ferdinando II, Cosimo III e in quelli dei figli di quest’ultimo, fino ad Anna Maria Luisa, Elettrice Palatina.
Monica Bietti
Bibliografia: Esumazione 1888, p. 45; Marchionni 1891, p. 74; Vannel, Toderi 2006, p. 89, n. 552; Bietti 2006, pp. 84-87; Bietti 2008, pp. 241-243; Conti, Ciatti, Tosini 2008; Yanagishita, in Gian Gastone (1681-1737) 2008, pp. 221-224; M. Bietti, in La fabbrica delle meraviglie 2015, p. 46.
Bibliografia del catalogo a stampa
