I Musei e le Collezioni

Le sale del Museo Topografico Centrale dell'Etruria, dal 1887 allestito al piano terra del Museo Archeologico, sconvolte dall'esondazioneL’itinerario che proponiamo intende evidenziare i luoghi, spesso scrigni essi stessi preziosi, insieme alle opere d’arte che custodiscono o custodivano al momento dell’alluvione del 1966.

All’indomani della devastazione, tutto il mondo guardò con particolare apprensione ai grandi musei fiorentini. Il Museo Archeologico, nel novembre del 1966 completamente devastato, offre un simbolo pregnante della vetusta e nobile terra toscana oltraggiata presentando la Mater Matuta. Restaurato nel 1970, presso il Centro di Restauro dell’allora Soprintendenza alle Antichità d’Etruria (appositamente istituito dal Ministero subito dopo l’alluvione e istituzionalizzato nel 1971), il capolavoro etrusco è altresì l’eccellente testimonianza di una metodologia di intervento condivisa all’indomani della catastrofe e tuttora seguita: eliminando ricostruzioni antiche e aggiunte, si mira a recuperare, ricomporre e restituire l’originale secondo un criterio rigoroso e filologico, salvaguardando nel contempo la lettura d’insieme con integrazioni evidenti e reversibili. Alla Mater Matura si associa l’importante Cinerario di Montescudaio, esemplare unico al mondo, e manufatti in corso di restauro e da restaurare.

Uno dei più noti musei fiorentini era certo la Galleria degli Uffizi che in mostra è rappresentata da alcune pregevoli sculture di arte romana allora poste nei depositi sotterranei, e da un grande arazzo secentesco realizzato dalle manifatture granducali un tempo sistemato, insieme ad altri esemplari, busti medicei e lorenesi e arredi, al pianterreno.

Nel Museo del Bargello, oltre alle imponenti sculture marmoree e alle terrecotte, venne devastata l’Armeria, qui richiamata dall’esposizione di vari pezzi, fra cui alcuni inediti. Fu questo uno dei pochi nuclei delle raccolte museali fiorentine che, in gran parte, migrò all’estero per il restauro, approdando a Vienna presso la Waffensammlung del Kunsthistorisches Museum, uno degli istituti specializzati in questo settore più all’avanguardia al mondo.

A ricordarci un patrimonio storico-artistico sotterraneo talvolta dimenticato per decenni, sono le due medaglie in bronzo dorato recuperate di recente nella tomba dell’ultimo granduca Medici, Gian Gastone, rinvenuta con il suo ricco corredo funebre, incrostato dalla melma del 1966, sotto la cripta del Museo delle Cappelle medicee nell’ambito del “Progetto Medici” (2003-2008).

Tra i figli minori della grande famiglia delle collezioni statali, il Cenacolo di San Salvi custodiva il ricco lascito di gessi di Lorenzo Bartolini, grande maestro del Neoclassicismo toscano, opere oggi esposte alla Galleria dell’Accademia.

Nel sistema dei musei civici uno dei più colpiti fu il Museo Bardini, che ha sede nel palazzo, prossimo ai lungarni, donato alla città di Firenze da Stefano Bardini, insieme alla sua collezione. Fra le vittime eccellenti della raccolta ci fu l’immane modello ligneo di San Firenze su progetto di Pierfrancesco Silvani (esposto nella sala seguente) e la raccolta di strumenti musicali. Si propone il confronto fra due strumenti secenteschi, che hanno conosciuto una diversa sorte, un liuto che porta ancora ben evidenti i segni della devastazione e un mandolino recuperato e tornato integro.

Accanto alle grandi istituzioni museali, le piccole e preziosissime raccolte pubbliche e private costituiscono uno dei caratteri identitari più rilevanti della fitta rete museale fiorentina. Fra le collezioni private, una delle più affascinanti a Firenze è il Museo Horne, la casa museo appartenente alla Fondazione voluta da sir Herbert Percy Horne, a pochi passi da Santa Croce. Dopo un lungo restauro dell’edificio e delle opere, il museo ha potuto riaprire solo nel 1975 con un nuovo allestimento, curato da Ugo Procacci e da Luciano Bellosi.