L'arte colpita dall'alluvione, dal 1966 a oggi. Ricordi e lavori
di Cristina Acidini
Quindicenne con la casa all’asciutto e il liceo sommerso, nel 1966 cominciai appena a comprendere la portata dell’alluvione di Firenze, gradualmente ma nitidamente, a partire dalle percezioni sensoriali di quelle ore e di quei giorni, convertite in vivissimi ricordi.
Le chiese e il territorio i restauri della Soprintendenza ai Monumenti
di Vincenzo Vaccaro
Negli archivi della Soprintendenza fiorentina sono conservati tutti i documenti relativi all’alluvione di Firenze del 1966 con l’elenco delle chiese e dei palazzi danneggiati e i successivi interventi di restauro, i verbali delle riunioni operative per la programmazione dei lavori, le proposte dei vari Ministeri, gli aiuti internazionali.
Il restauro che non c'era. Il Laboratorio di restauro della Biblioteca Nazionale
di Gisella Guasti
Al mio amico Sergio Marchini,
ironico irriverente e colto
un angelo della mota con grandi ali arruffate
Benché avessero tre volte provato i Fiorentini quanta fosse la forza del vendicativo Arno, ciò nonostante vollero serrarsene in Casa un maggior corpo, nel ridurre a buon termine, intorno al 1324,il terzo e ultimo più ampio Cerchio della Città, principiato l’anno 1284.
L’alluvione nell’Archivio di Stato di Firenze. Il percorso di recupero e restauro dei documenti
di Loredana Maccabruni
Nel palazzo degli Uffizi 250 sale situate al primo piano, nei mezzanini, al piano terreno e nei contigui edifici della Dogana e dei Veliti, erano occupate da 60 chilometri di documentazione lì conservata dall’Archivio di Stato di Firenze, istituito nel 1852 dal granduca Leopoldo II per aprire alla pubblica consultazione i documenti storici della Toscana prodotti da uffici e magistrature dell’epoca comunale e della Repubblica fiorentina dal XIV al XV secolo, fino al Granducato mediceo e lorenese dal XVI al XIX secolo, e l’archivio Diplomatico con 150.000 pergamene risalenti fino all’VIII secolo d.C.
I sommersi e i salvati. Gli archivi, l’alluvione e l’azione della Soprintendenza Archivistica per la Toscana
di Diana Marta Toccafondi
Le motivazioni essenziali che mossero l’azione della Soprintendenza Archivistica per la Toscana, e in particolare del suo direttore Giulio Prunai, all’indomani dell’alluvione sono ben sintetizzate in queste parole di Augusto Antoniella:
La prima cosa che si può fare quando una calamità delle proporzioni di quella abbattutasi su Firenze la notte del 4 novembre 1966 minaccia di distruggere, oltre alla sicurezza degli uomini, il loro patrimonio di cultura, è scrollarsi di dosso lo sbigottimento per frapporsi tra la sventura e i suoi effetti […]. Nel caso concreto bisognò entrare in acqua – e non certo in senso metaforico – onde cercare di salvare, prima possibile, quella parte del materiale archivistico che era bruscamente passata, con dimensione di catastrofe, dalle cure gelose dei conservatori alla balìa delle acque e del fango.
"Firenze diminuita": cronache di sedimenti dell'alluvione
L'Arno nelle chiese: "... gli effetti dell'alluvione potranno continuare anche per anni. Gli 'ultimi', i 'minori' e i 'senza casa'
di Maria Matilde Simari
Alcuni articoli scritti tra il novembre e dicembre di quel 1966 e alcuni documenti con relazioni e resoconti restituiscono come e talora più delle fotografie il giorno dell’impatto con l’acqua della città, dei suoi musei, delle sue chiese e quindi i primi giorni di emergenza quando con acqua, fango, nafta, auto rovesciate e tronchi d’albero nelle strade si cercava di cominciare a conteggiarei danni, quelli umani, quelli economici, quelli al patrimonio artistico.
