Le opere presentate dall’Archivio di Stato si dividono in tre gruppi: gli alluvionati non restaurati, quelli inviati all’estero (presso gli Archivi nazionali di Budapest, Copenaghen e Oslo) e, infine, l’esempio di una filza, restaurata di recente nel Laboratorio interno.
La devastazione arrecata dalle acque dell'Arno a milioni di carte dell'Archivio di Stato è narrata in L’alluvione nell’Archivio di Stato di Firenze. Il percorso di recupero e restauro dei documenti, di Loredana Maccabruni.
Documenti alluvionati non restaurati
Il primo oggetto appartiene al fondo archivistico formatosi in seguito ai provvedimenti leopoldini del 1785, con cui furono sciolte gran parte delle associazioni religiose laicali che da secoli aggregavano cittadini di ogni ceto intorno a chiese e parrocchie per gestire funzioni devozionali, attività di mutua assistenza, curare il decoro degli arredi sacri, etc. I cospicui patrimoni da esse accumulati con donazioni e lasciti dei devoti furono quindi incamerati dallo Stato granducale. Gli archivi delle compagnie religiose, prima confluiti presso l’Amministrazione del patrimonio ecclesiastico, poi aggregati a quello dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, furono versati in Archivio di Stato nel 1876. Per la particolare preziosità delle legature, gli 897 volumetti cartacei e membranacei dei Capitoli (ovvero statuti) costituirono una raccolta a parte, ma strettamente collegata alla documentazione delle chiese cui appartenevano. Per la saturazione degli spazi ai piani superiori gli archivi delle compagnie, si trovavano al piano terreno degli Uffizi ‘corti’, dove erano concentrati prevalentemente fondi di natura amministrativo-giudiziaria, e rimasero danneggiati dall’alluvione 126 volumetti. Questo, non ancora restaurato, reca evidenti segni di danni da umidità nelle carte. Nel tentativo di dividere pagine adese, si sono create alcune lacune e deformazioni. La pagina con la miniatura iniziale non ha invece quasi subito danni, così come la coperta, per altro privata di tutti gli elementi metallici originari. Non risulta tra quelli avviati al restauro presso laboratori stranieri nell’agosto 1967; soltanto 12 unità dei Capitoli, in numerazione non contigua, furono inviate in restauro presso l’Archivio nazionale ungherese a Budapest.
Il secondo oggetto fa parte del Magistrato supremo, organo creato nel 1532 all’inizio del principato mediceo in sostituzione degli organi collegiali di direzione politicoamministrativa della Signoria repubblicana; con il consolidarsi della monarchia assoluta perse ogni ruolo politico, mantenendo quello di rappresentanza formale, trasformato prevalentemente in organo con competenze giurisdizionali sulle controversie cui spettava la decisione del sovrano. Mantenuto con le stesse funzioni dai granduchi lorenesi, fu soppresso dal governo francese nel 1808. Tenuto conto del prevalente ruolo giudiziario, il fondo, consistente in 4473 unità, fu collocato con diversi altri archivi giudiziari al piano terreno degli Uffizi ‘lunghi’, dove l’alluvione ne investì oltre 1000 pezzi. La filza, non ancora restaurata, reca ancora una tipica legatura archivistica, con pergamena semifloscia, danneggiata e deformata. Le carte, in buona parte adese lungo i margini, mostrano un generale imbrunimento, dovuto all’attivazione dell’acidità della carta immersa nell’acqua. Non ci sono state invece perdite della leggibilità dei documenti, grazie alla non idrosolubilità degli inchiostri metallo-gallici.
Il terzo oggetto appartiene ai Nove conservatori del dominio e della giurisdizione fiorentina, organo creato nel 1560 da Cosimo I con il compito di regolare i rapporti fra la dominante e le terre soggette del contado e del distretto, dirimendo il contenzioso delle comunità e luoghi pii, controllando l’amministrazione di beni, rendite e proventi delle comunità, preservando i diritti dei confini territoriali del Granducato; furono aboliti da Pietro Leopoldo nel 1769 con le prime riforme di unificazione amministrativa del territorio granducale. Del fondo, consistente in 3902 unità, collocato al piano terreno degli Uffizi ‘corti’ come quelli di altre magistraure amministrative, finanziarie e fiscali, furono danneggiati dall’alluvione circa 500 pezzi. Il registro, non ancora restaurato, presenta in parte una tipica legatura archivistica; l’acqua che ha sciolto in parte la pergamena, ha fatto incollare la coperta a quella del pezzo adiacente, impedendone la divisione senza perdere il piatto anteriore. Data la compattezza del registro, le carte non hanno subito invece danni tanto gravi, se non il consueto imbrunimento.
Loredana MaccabruniBibliografia: Archivio di Stato di Firenze 1983, pp. 17-174: 74, 81-82, 134-135; L’archivio di Stato di Firenze 2002, pp. 183-184; Giamblanco 2002, pp. 60-67.
Bibliografia del catalogo a stampa
Documenti alluvionati inviati in restauro all'estero
Il secondo oggetto è un registro che reca evidenti danni da umidità nelle pagine; nel tentativo di dividere pagine adese, si sono create alcune lacune e deformazioni. La pagina con la miniatura iniziale invece non ha quasi subito danni, così come la coperta, per altro privata di tutti gli elementi metallici originari. Fu sottoposto ad asciugamento presso l’Archivio di Stato di Perugia e nell’agosto 1967 fu inviato per restauro all’Archivio nazionale ungherese a Budapest dove sono stati eseguiti trattamenti di disinfezione e sterilizzazione; rientrato in sede nel gennaio 1969, nel laboratorio di restauro è stato successivamente eseguito il rattoppo, con pergamena moderna, delle molte lacune che alcune pagine presentavano. Il danno ha coinvolto anche il prezioso frontespizio miniato, di cui si intravede appena il disegno e tracce del colore e delle dorature. Della coperta originale si sono salvati i piatti di cuoio, applicati adesso su una nuova legatura in tutto cuoio.
Il terzo oggetto appartiene al Capitano del popolo, una delle più antiche magistrature della Repubblica fiorentina, sorta dalla riforma del 1250 in difesa dei diritti del popolo contro la preponderanza dei magnati. Nel corso del XV secolo assunse funzioni prevalentemente giudiziarie. L’Archivio, distrutto nel corso della rivolta contro il Duca d’Atene, si conserva soltanto dal 1343, fino alla soppressione nel 1502 con la riforma degli organi repubblicani di Pier Soderini. Considerato come magistratura giudiziaria, era collocato al piano terreno degli Uffzi ‘lunghi’ e subì gravi danni per l’alluvione (1429 pezzi su 4205). Il registro è fortemente danneggiato essenzialmente nella parte inferiore. Fu sottoposto ad essiccazione presso gli impianti del Consorzio Tabacchicultori di San Giustino Umbro (fig. 3) e inviato nel gennaio 1968 agli Archivi nazionali danesi a Copenhagen, dove ha subito una grossolana operazione di rattoppo con carta e pergamena, senza però risolvere il problema della deformazione e forte ondulazione delle pagine; è stato poi contenuto in una coperta rigida, che in nulla ricorda quella originale. È infatti uno dei casi in cui la coperta originale è stata staccata e conservata a parte, senza indicazioni per il riconoscimento, anch’essa con rattoppo nella parte inferiore, ma con lo stemma dipinto perfettamente conservato.
Il quarto oggetto, una filza restaurata del Magistrato supremo del XVI secolo, presentava danni con effetti di brunitura della carta lungo i margini dovuti all’attivazione dell’acidità della carta immersa nell’acqua dell’alluvione, rimasti purtroppo irreversibili, nonostante il restauro effettuato da gennaio 1969 presso l’Archivio nazionale norvegese a Oslo (fig. 4), che comunque ha reso il tutto perfettamente leggibile grazie alla non idrosolubilità degli inchiostri metallo-gallici. La coperta è stata completamente sostituita con una moderna, molto rigida, che ricorda solo parzialmente quella originale.
Loredana Maccabruni
Bibliografia: Archivio di Stato di Firenze 1983, pp. 60, 73, 81-82, 134-135; L’archivio di Stato di Firenze 2002, pp. 87-88; 183-184; Giamblanco 2002, pp. 60-67.
Bibliografia del catalogo a stampa
Restauro presso il Laboratorio dell'Archivio di Stato di Firenze
Questa filza rappresenta l’intervento di restauro più recente, fra quelli qui presentati, eseguito nel 2005 presso il laboratorio di restauro dell’Archivio di Stato di Firenze. Si è intervenuti sulle carte in modo leggero, solo su quelle che lo richiedevano, dopo una generale pulitura, e con pochi rattoppi e velature. La legatura che ha sostituito quella originale scomparsa, presenta le stesse identiche caratteristiche di quella, con una particolare attenzione alla forma originale del documento, che costituisce oggi uno dei criteri fondamentali di intervento sui beni archivistici. Di questo pezzo si espongono anche le fotografie delle condizioni delle carte interne e della legatura prima del restauro.
Loredana Maccabruni
Bibliografia: Archivio di Stato di Firenze 1983, p. 74; Signorini 2002, pp. 193-195; Prosperi, Tonetti 2003, pp. 60-86.
Bibliografia del catalogo a stampa
