
Notoriamente a Firenze valori e ideali civili e assetti politici hanno sempre interagito con la sfera del sacro e con la cultura e l’arte ad essa legate. Punte di diamante fra il I Luoghi di culto , dove più forte è apparso l’acme della tragedia, sono la chiesa e il convento di Santa Croce e il complesso dell’Opera del Duomo, custodi di alcuni degli emblemi più alti e celebrati della tragedia dell’alluvione, di una civiltà travolta ma non piegata. Questi sono il Crocifisso di Cimabue deturpato irrimediabilmente nel cenacolo di Santa Croce, le porte bronzee del Battistero divelte e, allora all’interno del medesimo edificio, la Maddalena scolpita nel legno da Donatello “consumata dai digiuni e dall’astinenza” (come scrisse Vasari) e dopo cinque secoli corrosa dalla melma.
Nella Sinagoga l’acqua ha divelto le porte, è entrata raggiungendo i due metri, ha consumato le tempere, ha fatto cadere pezzi di intonaco, ha trascinato e travolto le panche e gli arredi lignei, è penetrata negli armadi con gli oggetti sacri, le pergamene, i bellissimi tessuti (molti provenienti dall’antico Ghetto), i preziosi argenti, con danni e perdite in molti casi irreparabili. Sono tipologie di oggetti qui richiamati in una raffinata selezione.
La trama costituita dall’infinita serie di luoghi della fede è assai fitta e vasta: chiese, confraternite, cappelle, oratori, che le foto ci documentano devastati e sconquassati e dove la resilienza dei cittadini si è fatta sentire con particolare intensità. Le opere d’arte appartenenti a tali luoghi di culto della città e del territorio spesso portano ancora evidenti i segni impressi dal diluvio, come la Madonna col Bambino e santi di Francesco Botticini in Sant’Andrea a San Donnino. Ogni opera ha una sua storia, a volte singolare, di cui in questa mostra si è cercato di dare qualche esempio.
