In questa sezione sono esposti degli esempi di arredi lignei ancora in attesa di un completo recupero e loro destinazione finale.
Nello specifico sono stati presi in esame i candelieri provenienti dalle Chiese fiorentine di San Niccolò Oltrarno e Sant'Ambrogio, oltre all'Espositorio proveniente dalla Chiesa di San Niccolò, ed ancora collocati presso il deposito della Villa medicea di Poggio a Caiano (Prato).
Candelieri della Chiesa di San Niccolò Oltrarno di Firenze
Manifattura Toscana
1 - Candelieri alluvionati prima del ritiro nel gennaio 1967 dalla Chiesa di San Niccolò Oltrarno di Firenze
2 - Sette candelieri d'altare di muta di diciassette
seconda metà del XVII secolo
legno intagliato e argentato; alt. cm 59
3 - Cinque candelabri di muta di sette
prima metà del XVIII secolo
legno intagliato, laccato e dorato; alt. cm 123
4 - Sei candelabri di muta di quattordici
terzo-quarto del XVIII secolo
legno intagliato e argentato; alt. cm 128
Poggio a Caiano (Prato), Villa Medice, deposito, provenienti dalla Chiesa di San Niccolò Oltrarno di Firenze
In questa sede viene esposta una selezione di arredi della chiesa dell’Oltrarno composta da candelieri e candelabri (questi ultimi caratterizzati dalle maggiori dimensioni) appartenenti a tre diverse mute databili tra la seconda metà del XVII secolo e il secolo XVIII. Da sottolineare che una di queste tre mute è stata identificata solo di recente, durante il lavoro di ricognizione svolto e pubblicato nel volume dedicato ai depositi territoriali (della muta b).
Il consistente nucleo di candelieri della seconda metà del XVII secolo (muta a) presenta, nonostante le cattive condizioni attuali, un intaglio raffinato ed elaborato con motivi vegetali di foglie d’acanto e volute, con la presenza sulle basi dell’emblema di san Niccolò sintetizzato dalle tre sfere d’oro sormontate dalla mitria vescovile. Alla prima metà del XVIII secolo appartiene invece la muta composta da candelabri laccati di bianco e decorati con foglie d’acanto dorate sui vari elementi strutturali e sostenuti da piedini a voluta (muta b), di una tipologia che ebbe grande diffusione per tutto il Settecento.
Infine vengono esposti sei esemplari di candelieri di una serie di quattordici databili poco dopo la metà del Settecento (muta c); questi mostrano una linearità e sobrietà compositiva delle forme che viene esaltata dalla spessa finitura a foglia d’argento, tale da imitare egregiamente i consimili oggetti in metallo prezioso. L’essenzialità strutturale di questi oggetti si esprime con armoniosa eleganza e li rende esempi interessanti di una tipologia assai consueta nella seconda metà del Settecento. In riferimento a questa muta si deve ricordare che un solo esemplare di candelabro ad essa appartenente è rimasto nella chiesa di San Niccolò e risulta conservato in sagrestia (scheda ministeriale OA 0900348282). Grazie a una gentile comunicazione di Grazia Badino che ha svolto ricerche nell’archivio parrocchiale, si può presupporre che i nostri candelieri finiti in argento, corrispondano ad una muta di quattordici commissionati all’intagliatore Gaetano Pettinelli nel dicembre 1792 per uso della Compagnia del Santissimo Sacramento di San Niccolò Oltrarno.
Le condizioni dei diversi arredi lignei di San Niccolò non è omogenea giacché alcuni si presentano danneggiati anche nelle parti strutturali mentre altri hanno conservato una discreta integrità pur mostrando ancora depositi di fango alluvionale.
Laura Pacciani
Bibliografia: Simari, Pacciani 2015, p. 70; L. Pacciani, in Dai depositi Nei depositi 2015, pp. 208-209, nn. 98-100.
Bibliografia del catalogo a stampa
Candelieri della Chiesa di Sant'Ambrogio di Firenze
Manifattura toscana
1- La muta dei candelieri della Chiesa di Sant’Ambrogio della prima metà del XIX secolo nel 2007, prima del riordino eseguito dal CER. Poggio a Caiano, Villa medicea, Depositi
2 - Sedici candelabri a candelieri di muta di ventitré
prima metà del XVIII secolo
legno intagliato e argentato; alt. cm 120; alt. cm 98; alt. cm 76
3 - Otto candelieri d’altare di muta di trentasei (oltre due basi)
prima metà del XIX secolo
legno intagliato, laccato e dorato; alt. cm 74; alt. cm 62
4 - Otto candelieri d’altare di muta di diciassette (oltre due basi)
seconda metà del XIX secolo
legno intagliato e dorato; alt. cm 72; alt. cm 62; alt. cm 52; alt. cm 44
Poggio a Caiano (Prato), Villa medicea, deposito, provenienti dalla Chiesa di Sant’Ambrogio di Firenze
Sebbene la chiesa di Sant’Ambrogio sia in posizione leggermente sopraelevata rispetto al piano stradale, il livello dell’acqua dell’Arno che invase l’intera area del quartiere Santa Croce, ove essa è situata, raggiunse all’interno dell’edificio sacro i tre metri di altezza.
I danni di maggior impatto interessarono dipinti su tavola e tela (opere di Baldovinetti, Cosimo Rosselli, Raffaellino del Garbo, Andrea Boscoli), e la scultura raffigurante San Sebastiano di Leonardo del Tasso in legno policromo. Naturalmente anche gli arredi e i manufatti lignei furono devastati e successivamente trasferiti nei depositi della Villa di Poggio a Caiano. In tale luogo si conservano ancora circa 180 oggetti e manufatti, talora frammentari, ritirati da Sant’Ambrogio dopo l’alluvione. Nell’Archivio Storico dell’Ufficio Catalogo dell’ex Soprintendenza è conservato il verbale di ritiro relativo a numerosi arredi lignei della chiesa del 4 febbraio 1967 (ASTUC 0007).
Oltre ai candelieri, dei quali qui si espone una selezione, è da ricordare che venne ritirato l’intero dossale ligneo seicentesco del coro con il suo sedile presbiteriale insieme alle panche, una grande libreria e ancora inginocchiatoi, un cassettone intagliato e diversi arredi di culto. In sintesi una grande mole di materiali lignei antichi. Tra quanto elencato nel verbale di ritiro vi sono trentacinque candelieri argentati e una residenza argentata e dorata, mentre non sono descritti gli “svariati frammenti di candelieri” che, evidentemente travolti dalla forza dell’acqua, si presentavano in condizioni tali da non poter essere indicati con precisione in un pur sommario inventario.
La muta di candelieri argentati registrata con attenzione nel verbale del febbraio del 1967 è da identificare con la bella serie settecentesca che reca sulle specchiature della base il monogramma “S.A.” e il simbolo del pastorale – oggi custodita nel deposito della Villa medicea di Poggio a Caiano – in attesa di restauro e in parte qui esposta (muta a).
Si tratta di manufatti liturgici di ottima qualità per l’intaglio e la ricchezza decorativa che presuppone un pensiero progettuale strettamente legato al gusto e alla diffusione dei preziosi modelli in argento realizzati da artisti granducali quali il Foggini e il Soldani. Ciò a dimostrare come talora questi oggetti d’arredo ecclesiastico considerati ‘minori’ rispecchino a pieno titolo le correnti artistiche del periodo e come gli artigiani intagliatori fossero in stretto contatto con i modelli degli artisti più affermati. Le officine medicee dirette dal Foggini dal 1694 furono così motori di diffusione di tipologie che raccoglievano una varietà di elementi decorativi di gusto naturalistico come volute acantiformi e testine d’angelo a tutto tondo in aggetto.
Le due mute dell’Ottocento presentano elementi tipologici in parte simili: basi con spigoli vivi pronunciati e specchiature decorate (a rosetta o a monogramma), motivi che risultano di gran moda fra gli artigiani fiorentini e toscani già a partire dalla fine del XVIII secolo e poi di gran diffusione nel secondo-terzo decennio del XIX secolo.
Bisogna osservare che anche in questi oggetti di arredo liturgico, spesso seriali, si rileva un’evoluzione del gusto decorativo, così in una delle due mute – quella laccata e dorata con il nodo a vaso scanalato (muta b) – è presente una maggiore linearità di forme che la fa porre cronologicamente nella prima metà del secolo, mentre l’altra muta ottocentesca, con il monogramma mariano sulla base (muta c), mostra un ecclettismo e un’abbondanza decorativa che la fa porre nella seconda metà del secolo. Alla muta più consistente, quella dei trentasei candelieri laccati e dorati, appartiene anche un candeliere alto 62 centimetri (scheda ministeriale OA 0900192527) che risulta essere rimasto custodito in chiesa.
Come per molti altri arredi lignei tuttora in attesa di intervento nei depositi statali, si auspica che per le tre mute di Sant’Ambrogio qui illustrate possano venire realizzate le minime operazioni conservative che ne consentano la restituzione.
Maria Matilde Simari
Bibliografia: L. Pacciani, in Dai depositi Nei depositi 2015, p. 192, n. 4; p. 193, n. 10; p. 194, n. 16.
Bibliografia del catalogo a stampa
Espositorio
Manifattura toscana
Espositorio
primi decenni del XIX secolo
legno intagliato, argentato e dorato alt. cm 91 × 78 × 62
Poggio a Caiano (Prato), Villa medicea, deposito, proveniente dalla Chiesa di San Niccolò Oltrarno di Firenze
Questa residenza intagliata potrebbe essere il simbolo dei manufatti lignei liturgici alluvionati e ancora in attesa di restauro. Il fango alluvionale ancora ricopre, infatti, come una dura crosta l’intero oggetto annullando i rilievi e le profondità dell’intaglio, formando sul suo spessore stratificato una sorta di craquelure di superficie. Difficile in tale situazione definire le finiture del legno ovvero in quali parti esso presenti dorature e argentature che solo per comunanza con manufatti affini si possono intuire. Sotto lo strato di fango secco si possono così immaginare le nuvole in argento, l’oro della testa del cherubino, dei raggi e delle rosette del piano d’appoggio sul quale veniva posto l’ostensorio per l’adorazione o i grandi reliquiari destinati al culto. Questo genere di arredi liturgici ebbe grande diffusione nel XVIII e XIX secolo con una continuità di tipologie e modelli spesso ripetuti nel corso del tempo. L’espositorio di San Niccolò Oltrarno può essere presumibilmente – viste le condizioni conservative – cronologicamente posto nella prima metà dell’Ottocento per il tipo di sviluppo delle nuvole, la fisionomia del cherubino e l’indicativa presenza delle rosette (un motivo in uso appunto nel periodo). Osservando la foto dell’oggetto conservata nella raccolta del Gabinetto Fotografico di Firenze, scattata pochi mesi dopo l’alluvione e prima del ritiro da parte della Soprintendenza, e confrontandola con lo stato attuale si noterà come esso non ha mutato di stato conservativo. Se si dovesse affrontare il restauro della residenza, l’intervento sarebbe di sicura e ottima riuscita visti i risultati ottenuti in simili situazioni (si veda a tal proposito i due espositori restaurati nel 2015 della chiesa di San Michele Visdomini, uno dei quali esposto in mostra; cfr. Pacciani 2015, p. 251, n. 4 e p. 253, n. 14). Al momento attuale l’oggetto offre l’immediata percezione dello stato in cui interi patrimoni artistici ecclesiastici furono a seguito dell’inondazione dell’Arno quasi inglobati dal fango. L’opera fu ritirata dalla chiesa il 17 gennaio 1967 e successivamente è stata conservata nei depositi della Villa medicea di Poggio a Caiano. La documentazione della provenienza era però andata persa col trascorrere del tempo, per cui nel riordino dei depositi di arredi lignei effettuato nel 2007-2008 dalla scuola CER con il coordinamento di Simone Beneforti, essa era rimasta classificata tra le opere di provenienza ignota. Durante la ricognizione e successiva inventariazione eseguita negli anni 2014-2015, la provenienza dalla chiesa di San Niccolò Oltrarno è stata rintracciata da Laura Pacciani che ha individuato il verbale di ritiro delle opere da parte della Soprintendenza nel quale, insieme ad un nutrito gruppo di candelieri, si ricorda anche una “… residenza in legno argentato e dorato” (ASTUC 0131); l’informazione del verbale è stata poi confermata dalla documentazione fotografica della Soprintendenza (GF 134881). L’importanza che rivestiva questo tipo di arredi liturgici nelle chiese fino alla metà del secolo scorso è testimoniato anche dalle Visite Pastorali i cui verbali registravano con attenzione, come opere degne di memoria, le numerose residenze conservate nelle chiese chiamandole talora ‘gruppi intagliati’.
Maria Matilde Simari
Bibliografia: L. Pacciani, in Dai depositi Nei depositi 2015, p. 212, n. 121.
Bibliografia del catalogo a stampa
