
Il 4 novembre 1966 le gallerie di deposito del Gabinetto Vieusseux, a Palazzo Strozzi, dove era conservato circa il 90% del patrimonio librario – 250.000 volumi tra libri e riviste distribuiti per oltre sei chilometri di palchetti – furono invase fino al soffitto dall’acqua dell’Arno, mista a fango e nafta, proveniente dai numerosi edifici circostanti.
Ai primi interventi, per estrarre i libri dai sotterranei, con le difficoltà di accesso a causa dell’esistenza di solo tre scale (di cui due a chiocciola), seguirono le procedure per l’asciugatura: lenta e “naturale”, in contrasto con quella rapida “meccanica” adottata dalla Biblioteca Nazionale Centrale. I libri vennero stesi nel cortile, “come se fossero della biancheria” (Bonsanti 1966a, p. 92) e poi trasportati nelle sale dei piani superiori del palazzo, distesi sul pavimento e asciugati per lo più con sistemi di ventilazione.
Nella fase successiva si effettuò il trasporto dei volumi danneggiati a Palazzo Acciaiuoli alla Certosa del Galluzzo, dove, come primo trattamento, ai volumi furono tolte le legature, per evitare la propagazione di attacchi microbici. I volumi furono poi suddivisi tra quelli anteriori al 1850, destinati al Laboratorio di Restauro, e gli altri, destinati a un Centro di Recupero, per i quali si procedette a lavaggio, asciugatura e disinfezione (Copedé 1975, p. 1). Contemporaneamente venne allestito uno schedario, per numero di ingresso e per autore, di tutto il materiale alluvionato, a cui venne data una nuova collocazione, alfa numerica, corrispondente allo stato di conservazione.
Libri restaurati
Il restauro dei libri del Gabinetto Viesseux
Laura Desideri, Gloria Manghetti
Bibliografia: Bonsanti 1966a; Bonsanti 1966b; Crocetti 1974; Copedé 1975; Copedé 1986; «…io sono un archiviòmane» 2003; Desideri 2005; Manghetti 2007; L’Archivio Storico del Gabinetto Vieusseux 2011.
Bibliografia del catalogo a stampa
Libri non restaurati
Complessivamente circa il 50% del totale dei libri sono stati restaurati e rilegati; i restanti sono comunque consultabili: tutti sono conservati nel magazzino di viale Guidoni, a Novoli.
L'Archivio storico dell'Istituto
Parimenti l’acqua melmosa dell’Arno non risparmiò l’Archivio Storico dell’Istituto, travolgendo la serie dei registri ottocenteschi, per fortuna pressoché interamente recuperati, e registri e documenti del Novecento, alcuni dei quali irrimediabilmente perduti, così come centinaia di carte sciolte che facevano parte della corrispondenza in arrivo al Gabinetto Vieusseux negli anni Venti-Quaranta del XX secolo e diversi copialettere della direzione di Alessandro Bonsanti (L’Archivio Storico del Gabinetto Vieusseux 2011, p. XLI). Tuttavia i danni avrebbero potuto essere ben superiori se un segmento significativo di tale documentazione non fosse stata conservata in “armadi metallici” (Bonsanti 1966b, p. 1412).
Laura Desideri, Gloria Manghetti
Bibliografia: Bonsanti 1966a; Bonsanti 1966b; Crocetti 1974; Copedé 1975; Copedé 1986; «…io sono un archiviòmane» 2003; Desideri 2005; Manghetti 2007; L’Archivio Storico del Gabinetto Vieusseux 2011.
Bibliografia del catalogo a stampa
Archivio Contemporaneo “A. Bonsanti”, Fondo Carlo Emilio Gadda
Assai più pesanti le conseguenze sulle carte che Carlo Emilio Gadda, alla fine degli anni Quaranta al momento di lasciare Firenze per trasferirsi a Roma, aveva donato all’amico direttore, che poi le avrebbe affidate all’Archivio Contemporaneo del Gabinetto Vieusseux.
Si trattava di un consistente insieme documentario che, tra lettere familiari, documenti privati, corrispondenze con amici e intellettuali, incartamenti vari, avrebbe un giorno costituito una insostituibile fonte di studio e approfondimento della biografia e dell’opera del “divino Gaddus”. Collocato provvisoriamente nei sotterranei di Palazzo Strozzi, negli stessi magazzini librari dell’Istituto, il prezioso archivio fu sommerso dal fango che trasformò le carte del grande scrittore in blocchi compatti e saldati, con materiale in dissolvimento per l’azione delle muffe che avevano letteralmente “digerito” il collante delle carte. Bonsanti, superata la fase di emergenza, decise di sottoporre quei documenti ad una accurata analisi presso lo stesso Laboratorio di restauro dell’Istituto, che ne verificò il precario stato di conservazione e, nel corso degli anni Settanta, dette avvio ad una preliminare disinfezione in cella condizionata con formaldeide così da contrastare gli attacchi microbici già in atto (Manghetti 2007, pp. 83-84). Tuttavia solo a partire dal 1999 si è potuto dare avvio ad un complessivo progetto di recupero e restauro grazie al fondamentale sostegno della Regione Toscana, che ha reso possibile anche l’ordinamento e la catalogazione informatica dell’intero nucleo. Il paziente e meticoloso lavoro, protrattosi fino al 2006 presso il Laboratorio dell’Istituto, ha così permesso di recuperare in larga parte il Fondo Gadda alla lettura e insieme di valutare, sotto il profilo scientifico, la straordinaria importanza di questa documentazione che conta oltre 15.000 pezzi distribuiti tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni Quaranta del secolo scorso.
Laura Desideri, Gloria Manghetti
Bibliografia: Bonsanti 1966a; Bonsanti 1966b; Crocetti 1974; Copedé 1975; Copedé 1986; «…io sono un archiviòmane» 2003; Desideri 2005; Manghetti 2007; L’Archivio Storico del Gabinetto Vieusseux 2011.
Bibliografia del catalogo a stampa
